Dialogo

Sipario Gentile, perchè un capolavoro?

"... Onde ne venisse fuori un monumento degno e sebbene la gestazione sia stata lunghetta, questa volta possiamo dire: il monumento fu fatto". Così scriveva Luigi Serra (1846-1888) all’inizio dell’ottavo decennio dell’Ottocento, una volta terminato ciò che da molti è ritenuto il suo capolavoro: L’Apoteosi di Gentile da Fabriano e il suo Secolo. Un sipario dipinto a tempera su tela di canapa, innovativo, cinematografico e di incredibile impatto artistico. Sono passati infatti centocinquant’anni dall’ideazione della maestosa opera realizzata per il Teatro Gentile dal celebre e titolato pittore bolognese, morto a quarantadue anni e compianto a livello nazionale. Un lungo periodo che ricorda agli studiosi e agli amanti dell’arte quanto l’artista abbia significativamente contribuito alla diffusione della pittura verista in ambito italiano. Una pittura 'del Vero' mediata da uno studio attento delle fonti, sugli illustri fabrianesi che si sono distinti nei secoli e, in particolare, sulla figura di Gentile, capofila della pittura del Quattrocento: tutto ciò fu sentito, amato e, quindi, descritto da Luigi Serra in un "telone" che, per la prima volta, con un effetto scenografico, celebra la gloria italiana dell’arte, della storia e della musica. Ripercorrere le tappe artistiche che, dal 1871 al 1881, portarono all’ stato condotto uno studio di quasi due anni che ha portato alla pubblicazione di un articolo scientifico di Francesca Sinigaglia sulla Strenna Storica Bolognese del 2025. Per l’occasione sono stati identificati una ventina di disegni inediti riguardanti proprio i bozzetti del sipario, realizzati da Serra tra il 1871 e il 1875, acquisiti recentemente dal Museo Ottocento Bologna, che si aggiungono a quelli conservati presso altre istituzioni del territorio come la Biblioteca dell’Archiginnasio, il MAMbo e la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Infine, quest’anno ricorrono i centottanta anni dalla nascita dell’artista e, a novembre 2026 è prevista una vasta mostra monografica che ripercorrerà la sua intensa vita e carriera. Di conseguenza, sono stati mappati per la prima volta tutti gli archivi e le istituzioni, tra Bologna e Fabriano, che hanno conservato nel tempo la documentazione di questo progetto di rilevanza nazionale. Quindi, analizzate tutte le fonti archivistiche: il sipario cosa rappresenta? Su tre livelli narrativi, il sipario celebrava la figura di Gentile, caposcuola della pittura del Quattrocento. Il primo livello, l'avanti della scena, illuminata dalla batteria, rappresenta un vero sipario di velluto rosso alzato da diversi putti. A sinistra, la figura dell'Arte segna il fondo della scena, la Storia seduta sui gradini scrive in essi SECOLO D'ORO e la Fama, con la tromba in alto, annunzia l'immortalità del Genio. Sotto questa tenda viene rappresentato, nel secondo livello, il paladino di Fabriano che conversa con le figure di spicco a lui contemporanee. Chiude il terzo livello, il tempio della Gloria con, in fondo a destra, le principali città italiane. Perchè un capolavoro? La prima genialità dell’artista fu proprio quella di utilizzare le luci della ribalta come effetto scenico, in modo da amplificare ulteriormente l’illuminazione dal basso. Così veniva lodato dalla critica: "Approfittare della luce vera della ribalta per illuminazione del telone. La prova era arrischiata, nè sarebbe riuscita così bene come gli riuscì se non avesse anche trattato il suo argomento in modo nuovo ed originale". 2) La seconda intuizione fu poi quella di ripensare totalmente all’impatto del sipario nello spazio del teatro. Serra "buca" la scena e allunga i piani, ideando una composizione reale: "In tutti i sipari si vede un quadro cui fa contorno una qualunque cornice, in questo è rappresentato veramente un sipario che aperto dai tre angioletti che sono nel lato sinistro della tela lascia vedere in addietro e come sul palcoscenico l'Apoteosi di Gentile da Fabriano". 3) Infine, ciliegina sulla torta, per celebrare "Il Secolo d’oro" impostò un’ulteriore citazione, sottilissima. Come Raffaello nella Scuola di Atene, Luigi Serra riprese gli illustri personaggi del Quattrocento e li proiettò nell’Italia appena unita. Le bellezze del nostro paese sono ricordate sullo sfondo, come un campionario dei monumenti italiani. L’opera segna dunque un punto di svolta stilistico come arte nazionale e patriottica: l’Unità d’Italia si era appena conclusa ed era vivissimo il sentimento di orgoglio per le glorie del paese. Così, oltre alla celebrazione dell’uomo, Serra immaginò anche un inno d’amore silenzioso ai monumenti che iconicamente costituiscono i vanti italiani: sullo sfondo inserì gli edifici nazionali più celebri tra cui si scorgono Palazzo Ducale, la Torre di Pisa, il Colosseo, Santa Maria del Fiore. Serra non lasciò indietro neanche la sua patria aggiungendo, tra l’Arco di Costantino e l’Arena di Verona, anche le Due Torri. La sua città natale fu inoltre ricordata nella firma, in basso a destra, che recita "Luigi Serra Bologna 1875". Lo studio pubblicato su Strenna Storica Bolognese 2025 documenta infine tutte le fasi di realizzazione - dalla selezione dei candidati alle scelte tecniche dei materiali - il momento del trasporto, il montaggio, le parole di Serra e tutte le considerazioni della critica, con un confronto unico e inedito tra tutti gli archivi sul territorio nazionale – pubblici e privati – che custodiscono le informazioni sull’artista e sulla sua monumentale opera. Luigi Serra sarà infatti oggetto di una grande mostra monografica presso il Museo Ottocento Bologna a novembre 2026, con prestiti da ogni parte del mondo (anche dai Musei Vaticani) e un catalogo monografico: Luigi Serra (1846-1888). "Vorrei un’altra vita per imparare il colore". A 180 anni dalla nascita, (a cura di) Francesca Sinigaglia, Ed. Museo Ottocento, Bologna 2026.

Francesca Sinigaglia, direttrice Museo Ottocento Bologna