Un'intitolazione a Mario Solinas
Vorrei ragguagliare i lettori de “L’Azione” su un fatto abbastanza insolito che mi è capitato ultimamente: da qualche tempo, mi trovo ad essere in sintonia con alcune iniziative dell’amministrazione comunale. Devo dire che non mi era mai successo. Avevo infatti sempre considerato, nei decenni passati, l’amministrazione comunale come un’entità distante e non di rado ostile: non solo nei miei confronti, anche nei confronti dei cittadini fabrianesi in generale. Elenco rapidamente le suddette iniziative che, ripeto, mi trovano perfettamente d’accordo. Prima iniziativa: la concessione della cittadinanza onoraria alla benemerita Francesca Albanese. Seconda iniziativa: la conferenza pubblica tenuta nelle scorse settimane insieme alla benemerita associazione denominata Lega anti-vivisezione (LAV). Terza iniziativa: la demolizione del capannone prospiciente la chiesa di Sant’Onofrio, detta della Scala Santa. Si tratta di iniziative senz’altro lodevoli, che vanno nella direzione di quella “Fabriano Città Gentile” a suo tempo auspicata e vagheggiata dal compianto avvocato Renzo Rossi Passeri. Vorrei soffermarmi in particolare sulla terza di queste iniziative. Finalmente, adesso, con le macerie del capannone finalmente sgombrate, è possibile il colpo d’occhio che permette di abbracciare con lo sguardo la facciata della chiesa e il limitrofo monastero di Santa Caterina. Si tratta di uno degli scorci più suggestivi di Fabriano. Poco distante da Sant’Onofrio c’è la chiesa di San Biagio, il cui nome è legato in modo indissolubile a San Romualdo, il fondatore dell’Ordine dei camaldolesi. Ma questo è un dato sicuramente noto ai più. Meno noto è il fatto del legame tra un altro grande santo – San Gaspare del Bufalo – e Sant’Onofrio. San Gaspare scelse infatti questa chiesetta come centro del culto al Sacro Cuore di Gesù. Se, come spero, al posto del capannone sorgerà una piazzetta, tutto ciò potrebbe essere l’occasione per attivare un percorso turistico finalizzato alla riscoperta di San Gaspare e della sua (e nostra) meravigliosa chiesetta. La cosa più importante però è che sulle rovine dell’infausto capannone non vengano innalzati altri edifici: spero quindi che l’amministrazione dia corso alla realizzazione della ormai famosa piazzetta, la cui attuazione era stata fortemente caldeggiata a suo tempo dal nostro compianto amico Mario Solinas, consapevole del fatto che realizzare una piazzetta in quel punto significava (e significa) riqualificare un intero quartiere. Visto che ho appena nominato Mario, mi preme fare un’osservazione che lo riguarda: nelle scorse settimane sono stati avanzati dalle colonne di questo giornale, alcuni suggerimenti sull’intitolazione della piazzetta. È stato fatto il nome del noto scultore Giuseppe Uncini. Devo dire che Uncini è stato un artista sicuramente illustre, ma che non aveva nessun particolare legame con la chiesa di Sant’Onofrio. In città ci saranno sicuramente altre strade o piazze che gli possono essere intitolate. da parte mia, spero che l’amministrazione comunale prenda la decisione di intitolare la piazzetta proprio a Mario, che di Sant’Onofrio è stato l’indiscusso genius loci. A questo punto, colgo l’occasione per formulare un altro suggerimento all’amministrazione comunale, un suggerimento riguardante un altro importante monumento fabrianese. Si tratta del complesso monumentale (e museale) di Sant’Agostino. Questo complesso è costituito dalla chiesa, dal chiostro, dall’oratorio dei Beati Becchetti e dalle cappelle gotiche. In questi ultimi anni si è più volte parlato della necessità di recuperare e di restaurare l’oratorio. Da parte mia osservo che tutto il complesso di Sant’Agostino dovrebbe essere restituito alla fruizione dei visitatori. Il chiostro doveva essere restaurato nel 2001, ma poi tutto è rimasto fermo e non è stato fatto più nulla. Le cappelle gotiche, di straordinaria importanza storico-artistica, sono state restaurate una ventina di anni fa, ma da molti anni non sono più aperte al pubblico. Tutto il complesso giace da troppi anni in uno stato di degrado e abbandono, un abbandono che fa a pugni con l’idea di Fabriano città d’arte. Infine, auspico (anche se non ci spero più) che l’amministrazione prenda in considerazione l’idea di realizzare finalmente il parco fluviale del Giano, un progetto elaborato in anni lontani da mio padre e che è stato volutamente (e colpevolmente) ignorato da tutte le amministrazioni che si sono succedute in questi ultimi decenni.
Andrea Carancini
















