Adolfo Ricci e l'illustre scuola lignea fabrianese
In questi primi mesi del 2026 l’amministrazione comunale di Fabriano ha messo a segno due acquisizioni davvero significative grazie alla generosità di due famiglie blasonate della nostra città, nell’ordine, l’Archivio Storico Raccamadoro Ramelli e l’Antica Farmacia Mazzolini Giuseppucci. Della prima acquisizione è in corso il trasferimento e l’ordinamento in Biblioteca, sotto la sapiente regia dell’ing. Paolo Selini. Della seconda, sabato 28 marzo si è svolta la manifestazione inaugurale nella Sala Conferenze del Palazzo del Podestà, alla presenza del sindaco Daniela Ghergo e dell’assessore Maura Nataloni, dell’arch. Stefano Santini, capogruppo Fai Fabriano, del prof. Gianni Sagratini dell’Università di Camerino, della dott.ssa Giovanna Giuseppucci, farmacista e rappresentante della famiglia donatrice, che ha ricostruito la storia della farmacia, acquistata nel 1954 da suo nonno Gino e conservata come uno scrigno da suo padre Vito, scomparso di recente, a Fabriano persona molto nota per il senso civico e per la sensibilità per la storia e la cultura in senso lato. Gli interventi dei relatori sono stati interessanti, però, a mio modesto avviso, è stato messo poco in risalto – se non nell’intervento di Giovanna Giuseppucci – la figura di Adolfo Ricci, lo straordinario scultore che ha realizzato gli interni della farmacia e che ha lasciato a Fabriano un segno indelebile, essendo stato il caposcuola di una serie di artigiani, scultori e intagliatori, che nel corso del Novecento hanno dato vita a ebanisterie, mobilifici e falegnamerie famosi in tutta Italia, come le ditte di Ivo Quagliarini, che realizzò la camera da letto in noce pregiata per il re Vittorio Emanuele II, di Sante Diversi e di Giuseppe Cipriani. Lo scultore perugino Ricci (1834-1904) giunse a Fabriano nel 1892, avendo vinto il concorso di insegnante nella Regia Scuola di Arti e Mestieri e dopo aver insegnato nella Scuola di Arti e Mestieri di Roma, annessa al prestigioso Istituto S. Michele. Con lui la nostra scuola fece un grande salto di qualità. Garibaldino, Ricci si distinse ne 1849 nella difesa della Repubblica Romana. Fu anche membro attivo di associazioni patriottiche e cospirative, subendo per tale suo impegno persecuzioni e sofferenze, come la morte di sua moglie Teresa Benvenuti, in seguito allo spavento subito per una perquisizione in casa della gendarmeria il giorno stesso della nascita della figlia Elpina. Ricci giunse a Fabriano all’età di 58 anni e organizzò il suo laboratorio in uno dei locali a piano terra nel chiostro di San Benedetto. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in «assai povera condizione», pur tuttavia la sua salma fu accompagnata al cimitero da oltre tremila persone, come scrisse nel 1905 Pietro Castagnari, nel primo anniversario della sua morte. Oltre a Quagliarini, Cipriani e Diversi, a vario titolo, appartengono alla illustre tradizione lignea fabrianese inaugurata dall’artista perugino, artigiani e artisti più o meno famosi del calibro di: Guglielmo Agostinelli, Antonio Chiodi, Mario Cocco (vivente), Ennio Corvo, Otello e Gianfranco Crialesi (vivente), Giovanni Eustacchi, Luigi Filomena, Emilio Franca, Ennio Gaoni, Roberto Gubinelli (vivente), Eraldo Librari, Edgardo Mannucci, Learco Morena, Roberto Moschini, Elvo Orfei, Aroldo Pavoni, Alfredo Prosperi, Stefano Ricciotti, Pietro Vicenzi […] Oltre al citato Pietro Castagnari, consiglio a chi voglia saperne di più la consultazione in Biblioteca dei seguenti volumi: G. Castagnari, La cultura lignea a Fabriano e lo scultore Adofo Ricci, Argalia Editore 1986; Autori Vari, Museo della Farmacia Mazzolini Giuseppucci, Fabriano 2017; T. Baldoni, Artigiani e artisti del legno a Fabriano dalla fine dell’800 ai giorni nostri, Fabriano 2019. Quest’ultimo opuscolo di 87 pagine è stato un vero e proprio regalo che mi ha fatto il dott. Vito Giuseppucci, il quale ha insistito tanto perché lo scrivessi e ora lo ringrazio di cuore!
Terenzio Baldoni, presidente LabStoria













