Il percorso di FaberArtis
É iniziato il 10 marzo scorso, il percorso formativo a cura della FaberArtis, in collaborazione con la Diocesi di Fabriano-Matelica, con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana e il patrocinio della Città di Fabriano, su: "L’ arte quale porta d’ingresso per il Divino". Dopo il saluto del sindaco Daniela Ghergo, dell’assessore alla Bellezza Maura Nataloni e della Direttrice del Museo diocesano e Responsabile dell’Ufficio Beni Culturali e Edilizia di Culto della Diocesi di Fabriano –Matelica, dott.ssa Laura Barbacci, la presidente di FaberArtis, prof.ssa Sonia Ruggeri ha illustrato ai numerosi presenti il percorso 2026 e presentato il prof. Dall’Asta, Padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele di Milano, ha aperto questo cammino di approfondimento, affrontando una tematica affascinante, quanto illuminante, su Dio: Dove abita e dove l’uomo può incontrarLo. La sua competenza e la sua abilità sono state capaci di comunicarci argomenti e soprattutto simbolismi con i relativi significati, che ci hanno fatto realizzare quanto fossero rivelatori. Il contenuto offertoci, poteva infatti anche essere stato intuito e conosciuto da noi presenti senza però che ne avessimo una sufficiente consapevolezza, senza che ne avessimo colto gli sviluppi, interpretato, se interpretato, superficialmente o tutt’al più con qualche generico interrogativo, presto lasciato cadere. Nucleo centrale del suo discorso è stato… il giardino: il giardino dell’Eden, luogo della purezza originaria da cui tutto ha avuto inizio. Da qui, il bosco, elemento naturale che l’uomo deve “attraversare” per ritrovare se stesso e finalmente incontrare Dio. É pur vero che per noi cristiani, Dio è presente ovunque, ma il bosco, il giardino rimangono posti privilegiati, rifugi per la nostra spiritualità, dove meglio il nostro cuore può rintracciare il Divino. A questo proposito mi è sembrato ancora più esplicito il motivo per cui molti santi (anche del nostro territorio) hanno trascorso parte della loro esistenza come eremiti, immersi nella natura, perché sapevano che in quel silenzio, in quell’ armonia, in quell’ ordine si è più vicini a Dio. L’uomo comune, l’uomo di ogni tempo, anche se non ovviamente nella misura dei santi, può spingersi alla ricerca di Dio e quando questa è finalmente appagata, costruisce templi, chiese, cattedrali, spazi sacri che padre Andrea ha definito” boschi di pietra”. La vita umana in definitiva è vista come un susseguirsi di passaggi, dove in qualche modo, memore di quella remota origine nell’ Eden, si inoltra verso la Città Celeste, concepita come città-giardino. Il parlare di padre Dall’ Asta mi è giunto quasi inaspettato ma dopo il primo stupore, mi ha fatto giudicare bello e consolatorio, il pensare che l’uomo si sviluppi e si irrobustisca, non nel penetrare il Mistero, cosa che non è nelle sue facoltà, ma, nel sentire Dio nella sua vita, avendo come orizzonte, la bellezza, il profumo, i suoni e i colori di un giardino che, in ultima analisi non è un semplice sfondo quanto piuttosto un tutt’uno con la sacralità della Gerusalemme Celeste, meta ultima delle sue peregrinazioni.
Silvana Burzella














