Dialogo

A S. Silvestro durante il Coronavirus

Tutto il nostro mondo sta vivendo una esperienza nuova, più terribile della guerra o di una invasione barbarica. Prigionieri nelle nostre famiglie con qualche vantaggio comprensibile, ma anche con numerosi disagi e sofferenze, specialmente dove vivono anziani, sempre bisognosi di cure, bambini che, pieni di vitalità, fremono privi di libertà, giovani costretti a interrompere amicizie e relazioni... Che dire poi dei singoli? Isolati, nessuno con cui scambiare una parola. Sono come murati vivi. Alla legge dell’isolamento obbediscono anche le comunità monastiche e religiose per evitare il terribile contagio e a loro salvaguardia: data l’età non più fiorente dei membri, il virus farebbe una strage. Quindi anche la nostra comunità di San Silvestro vive isolata non solo perché vive sul Monte Fano, ma anche per le leggi restrittive che impediscono movimenti. La nostra vita si svolge con molta regolarità, la giornata, tranquilla: preghiera dalle ore 6 alle 8.15, lavoro e occupazioni varie fino alla 12.45, Ora Sesta e pasto, tempo libero. Ci ritroviamo insieme nel pomeriggio per la celebrazione dell’Ora Nona alle 15.30, per i Vespri alle 18 e alle 20.45 per la preghiera di Compieta che chiude la giornata. Il momento più intenso di preghiera e di mistero è la celebrazione eucaristica alle ore 7.30. In nome del Figlio Gesù Cristo, altare, vittima e sacerdote, offriamo al Padre celeste Lui e noi stessi per implorare misericordia. Date le circostanze che impediscono ogni attività pastorale e di organizzazione all’esterno, ci ritroviamo tutti uniti nella preghiera e questo è un vantaggio per la nostra comunità, ma anche per tutta la Chiesa e in particolare per i nostri parenti, amici e numerose persone che si raccomandano alla preghiera della comunità. Con noi abbiamo Cristo stesso che ha detto: “Dove sono due o tre uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,20). Sperimentiamo quanto è vero quello che il salmo dice: “Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme” (Salmo 132,1). Oppure: “ È bello dar lode al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo” (Salmo 91,2). Auguriamo a tutte le famiglie “recluse” di gustare la preghiera fatta insieme in famiglia. In questo clima di solitudine e di preghiera per tutti gli uomini, lo scorso 25 marzo abbiamo celebrato il 70° anniversario di sacerdozio del confratello D. Domenico Grandoni. I mezzi di comunicazione telematica ha consentito al P. Priore di far sentire più volte dal monastero la nostra voce nella celebrazione dell’Eucaristia e in varie catechesi. La nostra giornata, così descritta, sembrerebbe “riparata” da venti minacciosi che fanno tremare continenti e nazioni, città e famiglie, uomini e donne di ogni età e condizione sociale. Nel fondo del cuore di ogni monaco c’è una velata ma fiduciosa tristezza e una partecipazione alla sorte terribile dei contagiati dal virus, soli, senza il conforto della presenza di un parente, di un amico, senza il sostegno della Fede con l’Unzione degli Infermi e la preghiera della Chiesa per i moribondi. Fiduciosi nella parola di Gesù: “Non vi lascerò orfani... sarò sempre vicino a voi” (Giovanni 14,18), lo supplichiamo privatamente e comunitariamente, perché egli nella sua provvidenza supplisca l’assenza del conforto umano con la sua presenza consolante e accogliente. La nostra preghiera sale al cielo anche per tutti i Sacerdoti, i Medici, gli Infermieri, le Forze dell’Ordine... che con generosità ammirabile, rischiando la vita, curano con piena dedizione i malati e fanno rispettare le norme per contenere la diffusione del contagio. Facciamo nostro l’indirizzo di plauso e di ringraziamento fatto dal Presidente della Repubblica il 27 marzo. Per tutti, riconoscenti, gridiamo al Signore: “Ricompensali e salvali”. È il grido di fiducia e di speranza che vorremmo lanciare ai malati, agli operatori sanitari, alle famiglie in lutto, a quanti vivono nella paura: siamo con voi, preghiamo per voi!

I monaci di San Silvestro