Dialogo

Le Grotte...di mezzo secolo fa

Leggo con stupore la notizia riportata con particolare evidenza che alcuni “speleologi” del Gruppo di Jesi hanno di recente scoperto la comunicazione tra la Grotta Bella e la Grotta del Fiume. Riportano che in questi ambienti sono presenti dei “…drappeggi e cortine di cristalli di gesso di vari colori…”. Mi spiace che questi “speleologi” poco accorti abbiano lavorato tanti mesi per accedere a queste “meraviglie”. Sarebbe stato sufficiente leggere il mio libro “Sottoterra” edizioni Hesis 2010 dove a pagina 56 e 57 parlo di questa comunicazione scoperta dagli speleologi fabrianesi nella metà degli anni ‘60 con riportate alcune fotografie di quelle “meraviglie”, i cristalli di gesso. Questi splendidi cristalli dai colori dal bianco al violetto che emergevano dalla roccia ornata dalla “pelle di leopardo” si potevano ammirare fino agli inizi degli anni ’50 sulle pareti e sulle volte del “Pozzo dei Cristalli“, nella Grotta del Fiume, generati dal lento lavoro di solfobatteri e dai vapori di acido solfidrico al contatto con la roccia calcarea nel corso di migliaia di anni. Purtroppo, ai lavori eseguiti in quegli anni dal Comune di Genga per rendere fruibile questa grotta anche ai non speleologi, non fece seguito una adeguata sorveglianza né una regolamentazione degli ingressi e nel volgere di pochi anni dei cristalli non rimase più alcuna traccia. Le pareti e le volte furono spogliate con martello e scalpello, anche ricorrendo ad impalcature realizzate con assi di legno per accedere alle zone più difficili da raggiungere. Per questo, quando avemmo la ventura, nel lontano 1966, di scoprire il passaggio e gli ambienti ancora vergini tra la grotta Bella e la Grotta del Fiume, con le ultime testimonianze dei cristalli di gesso, provvedemmo a documentarli anche con foto ma non rivelammo mai l’esatta ubicazione del passaggio, occultandolo al meglio, per evitare un ultimo, definitivo disastro. Mi spiace vedere che degli “speleologi” non abbiano altri interessi che vantarsi di una scoperta già avvenuta mezzo secolo prima e si illudano che un banale ed inutile cancello possa preservare quel raro gioiello che con ogni probabilità è destinato ora a scomparire per sempre, per una manciata di notorietà sui media. Questo fantastico complesso ipogeo cela ancora tanti segreti che attendono di essere scoperti con un serio e tenace lavoro da parte degli speleologi e non con vacui scoop giornalistici. Plaudo invece alle parole del sindaco di Genga, Giuseppe Medardoni, riportate nell’articolo, che apprezza il lavoro degli speleologi (quelli veri aggiungo io) che continuano ad esplorare con sacrificio e tenacia queste grotte di Frasassi, laboratorio scientifico tra i più interessanti al mondo, alla ricerca di nuovi sviluppi e nuove scoperte, dove il più è ancora da scoprire, nonostante, mi sia consentita una nota amara, gli enti preposti alla valorizzazione di questo unicum facciano ben poco per rendere più agevole il lavoro faticoso e difficile degli speleologi.

Maurizio Borioni, Gruppo Speleologico Cai Fabriano