Dialogo

La risorsa degli anziani

Negli ultimi decenni, la società italiana ha iniziato a vivere alcuni cambiamenti della propria struttura. Certo, i mutamenti sono lenti, ma gli eventi di questi anni spingono sempre più l’attenzione verso il mondo di oggi e di quello che sarà domani. La società italiana contemporanea è sempre più un insieme di tasselli diversi tra loro: a volte, l’integrazione di questi tasselli nel tessuto sociale è relativamente semplice, in altri casi invece è difficile ed a volte sempre più da rigettare. L’evoluzione della società, la problematica politica ed economica tra le generazioni, lo smarrimento culturale, lo smarrimento dei veri valori sociali e la dissoluzione della famiglia, il difficile passaggio mentale dal 1900 al 2000: ecco alcune delle questioni globali di questi anni. Scattare una fotografia della società italiana non è un esercizio nuovo, ma in questo periodo storico è diventato un esercizio utile per capire in quale fase si trova l’Italia. Nel periodo dell’anteguerra e dell’immediato dopoguerra, prima del cosiddetto miracolo economico, sia nel mondo della civiltà rurale che cittadina, due genitori pur lavorando sodo, riuscivano ad educare e sfamare mediamente dai cinque agli otto figli, e costoro si prendevano cura dei loro genitori anziani riconoscendo e ricambiando loro di tutti i sacrifici che avevano fatto; a nessuno passava neanche per l’anticamera del cervello di liberarsi dei genitori chiudendoli in una casa di riposo, li accudivano in casa fino all’ultimo respiro. Oggi assistiamo ad una inversione di tendenza che si manifesta da alcuni decenni; i figli che possono o potrebbero assistere i genitori, per egoismo, interesse personale, economico ed altro, con poco rispetto per ciò che i genitori stessi hanno fatto per loro, preferiscono mandarli in un ricovero, oggi poco degnamente chiamato Casa di Riposo (Rsa). Solo pochi anziani che, lavorando sodo una vita, e con un po’ di fortuna, hanno accumulato un bel gruzzoletto ed una buona pensione, possono permettersi per loro scelta, vista la mal parata con i figli, di essere ospitati in una casa albergo oppure di essere assistiti con la loro personale pensione da badanti. Il mio personale pensiero però va ai primi, a coloro che hanno dato l’anima lavorando per i figli e per una società che ora li maltratta e li rifiuta. Costoro, chiusi in casa di riposo, dimenticati, senza una carezza di un figlio o di un nipote, ”che ne hanno ricevute tante sin dalla nascita e fino alla maggiore età”, trattati come un pesante fardello, rappresentano lo specchio di una indecorosa società che grida vergogna alla coscienza umana, quando nella maggior parte dei casi essi potevano essere accuditi a casa, nella loro casa posseduta con i sacrifici del lavoro di una vita, e, con un minore costo per la società. Ipotizzo, ma non voglio fare i conti in tasca a nessuno, che sommando il costo sostenuto per la retta in una casa di riposo dai familiari al costo che per un ospite viene sostenuto dalla società, complessivamente i familiari avrebbero speso meno a tenere il loro genitore a casa e restituire una di quelle tante carezze e baci ricevuti da costoro nella vita (oggi sono considerati da alcuni rifiuti ingombranti). Per cui, a parte pochi casi non assistibili a casa direttamente dai congiunti, sarebbe molto meglio che i soldi pubblici invece che alle case di riposo, vadano direttamente ai congiunti che, umanamente, vogliono prendersi cura dei propri cari direttamente.

Giuseppe Ferretti