Dialogo

Un monumento vero a Gentile da Fabriano

Ingresso della Pinacoteca con l'immagine della mostra di 20 anni fa

Ingresso della Pinacoteca con l'immagine della mostra di 20 anni fa

Caro direttore, sono passati venti anni dalla grande Mostra su Gentile da Fabriano, voluta e promossa dalla filantropia di Francesco Merloni. Ricordo che l'evento segnò una felice stagione per la cultura fabrianese, arricchita dalla sistemazione della Pinacoteca Civica in quel gioiello dell'architettura che è lo Spedale della Madonna del Buon Gesù. Di quell'evento, a venti anni di distanza, dobbiamo purtroppo constatare la scarsità e la brevità del follow-up. Avrebbe potuto essere l'avvio di un ciclo pluriennale di studi e di riflessioni sulla storia della pittura a Fabriano, della quale Gentile è solo, anche se certo, il massimo esponente. Non è stato possibile farlo e i pochi tentativi sul tema hanno avuto scarso successo. La stessa figura storica e artistica del nostro Pittore sembra essere sempre più velata nell'understatement cronico della maggioranza dei fabrianesi. Ricordo, per contro, la commozione che mi prese nella lontana Vilnius, in Lituania, davanti a un grande manifesto che riproduceva l'Adorazione dei Magi; o la entusiastica citazione di Gentile ("grandissimo Pittore, antesignano del Rinascimento...")  fattami a Stoccarda da parte di un amico tedesco, il quale, per contro, non sapeva neanche dove fosse Fabriano. Già, perché Fabriano si definisce, con legittimo orgoglio, 'la città della carta", come è anche scritto sui cartelli stradali, ma ancora devo sentire un fabrianese vantarsi di essere della "città di Gentile", nè ho visto pubbliche posizioni sull'argomento che non fossero di esperti o di cultori e meno che mai ho visto indicazioni stradali in tal senso. Si dirà che, in realtà, tutta la città è un po' intitolata a Gentile, dal nostro splendido Teatro a una gloriosa Tipografia ad un Collegio e ad altro che sfugge alla mia mente. Ma l'effetto etichetta sarebbe lo stesso se al posto della parola "'Gentile" si mettesse la parola "Giano". Perchè un conto è l'uso commerciale e un conto è l'uso, per così dire "istituzionale" (starei per dire culto...) del nome e dell'immagine di un personaggio. E qui, almeno per quanto riguarda Gentile, siamo piuttosto carenti. Perché tutto quello che la città di Fabriano ha saputo dedicare a tutt'oggi al più illustre dei suoi figli è una modesta via urbana e un piccolo busto in bronzo appeso al muro, da mettere nel civico catalogo monumentale insieme con un grande polveroso busto di Garibaldi in Piazza del Comune e una serie di rituali lapidi affisse sulla Torre Civica, quasi tutte pervase delle battaglie politiche e anticlericali di fine Ottocento. Ricordiamo, allora, che l'anno prossimo ricorrerà il sesto centenario della morte di Gentile da Fabriano. Si sta costituendo un Comitato per la ricorrenza cui sono chiamati illustri studiosi, anche internazionali, del Maestro e della sua opera. Ci saranno convegni, dibattiti, riunioni, incontri di studio, manifestazioni pubbliche di vario genere. Bene tutto ciò, ma male se tutto si ridurrà a parole destinate al massimo ad essere pubblicate sui nostri giornali locali o raccolte in un volume memoriale, magari ampiamente illustrato. Perché questa ricorrenza è l'occasione per realizzare segni di memoria di Gentile che siano tangibili e durevoli, al di là delle parole e dei discorsi commemorativi. Si parla di dedicargli una bella piazza da ricavare dalla demolizione di strutture vecchie e fatiscenti; speriamo che si faccia in tempo. Ma noi pensiamo anche a un "vero" monumento a Gentile da metterci, al centro della piazza suddetta; come ha fatto Recanati con il suo poeta Giacomo Leopardi, come ha fatto Foligno con il suo pittore Niccolò Alunno, tanto per citare qualcuno vicino a noi. Sappiamo bene che i monumenti sono quasi sempre retorica materializzata. Ma se si riesce a depurarli dell'involucro retorico, possono essere considerati come utili "segnalibri" della storia. Quelli che ti ricordano visivamente a che punto sei nel lungo cammino dell'umanità, che fermano e consolidano la memoria dei fatti e delle persone, spesso inducendoti a ripensarci sopra con la mente, come per un libro già letto, e spesso invitandoti a conoscerne di più. Questa, e forse non altra, è la funzione di un monumento. E meno che mai quella di rotatoria del traffico. E così, a mio avviso, dovrebbe essere la funzione di un auspicato monumento a Gentile da Fabriano Questa, caro direttore, è la mia modesta opinione, come sempre aperta a critiche e correzioni, sulla nuova stagione "gentiliana" che si va aprendo in vista dell'anno prossimo. L'augurio mio e, credo, della maggioranza dei fabrianesi, è che si, voglia e si sappia dare buoni frutti. Con i più cordiali saluti.

Mario Bartocci