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Coach Cecchini: «Halley Matelica, lo stop è arrivato sul più bello...»

Lorenzo Cecchini, trentaquattrenne allenatore fabrianese alla guida dell'Halley Matelica (foto di Martina Lippera)

Lorenzo Cecchini, trentaquattrenne allenatore fabrianese alla guida dell'Halley Matelica (foto di Martina Lippera)

FABRIANO - Nel nostro territorio montano, non è stata solo la Ristopro Fabriano in serie B di basket a dover concludere anzitempo la stagione (a causa dell’emergenza Coronavirus) quando era in testa al campionato. Anche l’Halley Matelica, nella serie inferiore di C Gold, aveva raggiunto il vertice della graduatoria, prima dell’annuncio del definitivo “stop” e il conseguente azzeramento della stagione. E anche in questo caso, non manca il rammarico. L’Halley si trovava al primo posto a quota 26 punti (13 vittorie e 5 sconfitte) a parimerito con Bramante Pesaro e Foligno (ma per gli umbri una partita in più).

«L’interruzione purtroppo è arrivata in un momento positivo del nostro cammino - a parlare è Lorenzo Cecchini, trentaquattrenne coach dell’Halley Matelica. - Avevamo raggiunto il vertice della graduatoria e una bella quadratura di squadra, basti pensare che nelle ultime due partite avevamo conquistato due vittorie subendo meno di 60 punti e segnandone 84».

Coach Cecchini, ora che tutto è definitivamente concluso, possiamo fare un bilancio della stagione dell’Halley Matelica, per lo meno fino a che si è giocato?

«In generale valuto positivamente il nostro percorso. Nel nostro campionato siamo stati, direi, una “micro Janus”, non tanto per lo stile di gioco, quanto per l’idea di gruppo che avevamo costruito, gente affiatata e pronta a sacrificarsi sul parquet».

Vogliamo ripercorrere alcune tappe salienti?

«Abbiamo dovuto fare i conti con una pre-season deficitaria a causa degli infortuni di Di Grisostomo, Monacelli, Boffini e Gattesco. Il lavoro, perciò, è partito a rilento, tanto che alla prima di campionato ci siamo presentati ancora senza Gattesco (tornato disponibile soltanto alla sesta di andata, nda) e con l’assenza di Eric Donaldson in attesa del “trasfer”. L’inizio è stato pertanto deficitario, eravamo poco amalgamati e ancor senza gerarchie: tutte dinamiche che abbiamo dovuto affrontare quando già c’erano i due punti in palio. E infatti nel frattempo sono arrivate sconfitte interne come con Chieti e Bramante in cui ci è mancata la solidità tra le mura amiche, che poi invece abbiamo trovato. Insomma, ci è voluto un po' di tempo per vedere all’opera la squadra che avevo in mente».

Quando c’è stato il cambio di marcia?

«Penso dopo le feste di Natale, quando abbiamo preso consapevolezza della solidità che poteva avere la nostra squadra. Faccio un plauso ai miei ragazzi, persone capaci di fare gruppo e di avere la giusta “cazzimma” sul parquet. Purtroppo non sapremo mai come sarebbe andata a finire. Ma sono convinto che saremmo stati fra le tre o quattro squadre capaci di arrivare fino in fondo ai play-off per la promozione in serie B».

E il futuro?

«Ci vorrebbe la sfera di cristallo.. Non so proprio quali potranno essere gli scenari possibili per il basket, mi sembra tutto molto prematuro per parlarne. Penso che sia necessario anche capire quali risvolti economici potrà avere questa emergenza Covid sulla sport in generale e in particolare sulle singole società. Per quanto riguarda la nostra squadra, mi auguro che non venga vanificato quanto di buono fatto quest’anno».