Sport

Paolo Notari: «Quelle notti fabrianesi con Franco Lauro a parlare di basket»

Paolo Notari con Franco Lauro, scomparso la settimana scorsa

Paolo Notari con Franco Lauro, scomparso la settimana scorsa

FABRIANO - Franco Lauro se n’è andato, di colpo, di notte, senza alcun clamore, oserei dire con eleganza, proprio così come era il suo essere un giornalista. Voglioso solo di informare con attenzione e con un entusiasmo che mai andava oltre un impeccabile atteggiamento professionale, un modo di essere che ignorava ogni forma di esibizionismo televisivo.

Nato giornalista sportivo e nello sport rimasto sempre, anche in quei periodi in cui veniva messo da parte da qualche direzione poco amica che lo relegava distante dalle telecamere. Lui ben conoscendo l’azienda Rai mai ha ceduto in cambio di visibilità ad altre proposte di reti o testate, talmente tanto amava quel mondo fatto di campi da gioco e palloni. E proprio questo lo ha sempre riportato in auge anche dopo periodi di assenza.

Una carriera iniziata come speaker al PalaEur (così si chiamava allora) e allo stadio Olimpico di Roma come annunciatore all’entrata delle squadre fino ai Giochi di Atlanta del 1996 quando Marino Bartoletti, al tempo direttore di Rai Sport, lo volle come “anchor man” per raccontare il grande evento. Era di turno in conduzione quando scoppiò una bomba nel Centennial Olympic Park. Marino mi raccontava, sere fa, come fosse stato impossibile prima di un giorno e una notte interi, staccarlo dalla sua postazione video per costringerlo a riposare qualche minuto sul divano del piccolo ufficio di redazione.

Ma la grande passione e carriera di Franco si lega al basket. Grazie a ciò viscerale era il suo legame con Fabriano e il Fabriano Basket. Ci fu tra noi un vero colpo di fulmine quando arrivò nella nostra città, fine anni ’80, e mi trovò ad accoglierlo, coetaneo general manager proveniente dal mondo dello spettacolo e prestato a quello del basket (per sei stagioni e poi tornare allo “show business”).

Franco voleva notizie della squadra che avrebbe dovuto raccontare in diretta ma anche della città, della tifoseria, degli sponsor, della dirigenza, pettegolezzi su ogni giocatore, allenatore, dirigente. Al tempo non esistevano né Facebook né testate locali on line. Non era così facile acquisire notizie oltre quelle tecniche reperibili da “Superbasket” o “Giganti del basket”, ma lui diceva che per raccontare con entusiasmo e trasporto una partita, devi conoscere anche la vita privata di ogni giocatore. La domenica pomeriggio Rai Sport dedicava un ampio spazio al basket, era gestito da Mabel Bocchi, bellissima, statuaria, ex campionessa tra le prime giornaliste donne Rai. Ogni volta che veniva scelta Fabriano per la diretta dal campo, la sera antecedente si trasformava per me in una lunghissima, amichevole nottata di chiacchiere con lui inviato telecronista. Passeggiavamo ore e ore con un gran freddo dai vicoli del Piano verso il Corso di Fabriano, destinazione Hotel Janus dove solitamente alloggiava, a volte quel tragitto a piedi durava 2-3 ore, dopo un'ottima cena consumata solitamente tra buon cibo e suoi autografi ai tifosi (non esistevano fortunatamente i “selfie”) al “Cantoncino”, ristorante preferito da Giuliano Ceresani e dalla signora Doris. Grandi tavolate con tutti gli amici del presidente e avventori vari, con Franco mattatore…

Era abile nel raccontare in tv nelle sue telecronache non solo l’evento sportivo, ma tutto ciò che viveva intorno a quello. E l’idea di una piccola città che teneva testa a testa alle grandi metropoli, al tempo protagoniste dei campionati di serie A quali Milano, Varese, Bologna, Roma, Napoli, Caserta, lo gasava come null’altro. Raccontava in ogni pausa di gioco con entusiasmo fino al limite della esagerazione una piccola cittadina innovatrice e antesignana nell’arredo del palasport tappezzato di grandi sponsor nazionali, nella innovativa Baby Room, nella sala Vip relax, nella rateizzazione degli abbonamenti singoli e familiari mai vista altrove fino ad allora.

Non ci siamo mai persi di vista. Dopo quell’esperienza iniziai “Uno Mattina”, ci incontravamo spesso a Saxa Rubra, o la sera per le vie del centro di Roma dove amava passeggiare sempre elegantissimo con abito blu e camicia bianca fosse anche Ferragosto ed immancabilmente con giornali sottobraccio ad ostentare il suo amore per il giornalismo.

L’ultima volta lo incontrai due mesi fa ai tornelli di via Teulada un lunedì mattina, portavo con me il piacere di una partita seguita il giorno prima della Janus Basket Fabriano e mi misi a raccontare a lui come oggi Fabriano, pur dopo molto tempo, nelle due ore al palasport sia tornata a respirare le stesse atmosfere aggreganti ed energizzanti di 30 anni fa. Era curioso e felice, sorpreso e desideroso di sapere di più. Il mio racconto di Fabriano e il suo ricordo degli anni Novanta avevano acceso la luce nei suoi occhi e reso pieno di tenerezza il suo volto pacioccone. Si incuriosì, ebbe desiderio di capire di più.

Curiosità e desiderio di sapere, gli ingredienti indispensabili di un grande giornalista come Franco era.

Paolo Notari