Chiesa

La giornata del malato

È da ormai un anno che la pandemia sta imperversando in ogni parte del mondo. Fu proprio l’11 febbraio del 2020 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità denominò ufficialmente la malattia causata dal nuovo Coronavirus Sars-CoV-2 chiamandola Covid-19. Per noi cristiani cattolici quella data ha un valore altamente simbolico, sia per la ricorrenza mariana legata alla memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, sia per il riferimento alla Giornata Mondiale del Malato, che fu istituita ventinove anni fa da San Giovanni Paolo II, associandola proprio alla devozione mariana in un luogo da sempre mèta particolare di pellegrinaggi per gli ammalati nel corpo e nello spirito. Per la XXIX GMM di quest’anno lo spunto biblico di riferimento scelto dalla Chiesa è tratto dal Vangelo di Matteo, “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8), e mette in evidenza l’importanza per chi si pone in una relazione di aiuto o di assistenza alle persone malate di evitare ogni atteggiamento paternalistico, per stabilirvi invece un rapporto interpersonale di fiducia. Infatti la relazione di aiuto verso una persona malata pur essendo di carattere asimmetrico ha la sua ragione d’essere solo se riesce a raggiungere l’obiettivo del prendersene cura in maniera completa, non trascurando nessuna delle dimensioni umane (corporea, psichica e spirituale). Occorre quindi creare rapporti di vicinanza empatica alla persona malata che permettano lo svolgimento di un autentico servizio di carità, che necessita di competenze professionali, umane e spirituali dei soggetti che ne sono interpreti e che operano nei vari ambiti del mondo dell’assistenza ai malati e alle persone fragili e bisognose. In sostanza piuttosto che essere maestri dei malati occorre innanzitutto sentirsi fratelli con loro. Perciò il malato non va dominato come se fosse un “oggetto” delle nostre cure, ma va accolto come “soggetto” che ha la sua dignità di persona sempre da rispettare e con cui relazionarsi per cercare di dare sostegno e sollievo al suo soffrire, ma anche aprendosi ad una dinamica di reciproca donazione.  Spesso infatti anche il curante riceve molto dal curato, soprattutto quando in un’ottica di fede scopre in esso il volto di chi per noi si è fatto servo sofferente e crocifisso per la nostra salvezza. Cristo Gesù infatti si è identificato proprio nei poveri, nei malati, negli ultimi, negli scartati e ci ricorda che ogni volta che riusciamo ad accogliere e ad amare veramente uno di questi suoi piccoli è come se l’avessimo fatto a lui: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). In prossimità della Giornata Mondiale del Malato l’Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei ha promosso un evento di carattere spirituale particolarmente significativo, un’ora di Adorazione Eucaristica da svolgersi in tutte le Cappelle ospedaliere d’Italia per ringraziare Dio Padre del dono dei medici, infermieri e tutti i curanti che quotidianamente si dedicano volentieri e con professionalità alla cura e alle cure di ogni persona malata. L’evento è in programma per mercoledì 10 febbraio dalle ore 16 alle ore 17 ed è stato intitolato “Invece un Samaritano…” – Preghiera di ringraziamento a Dio per i curanti, prendendo spunto da un versetto del celebre passo evangelico lucano in cui Gesù racconta la parabola del buon Samaritano (Lc 10,25-37). Esso prevede una duplice modalità in contemporanea. La prima è quella della diretta streaming che si può seguire dal canale YouTube dell’UPS della Cei e che verrà linkato anche nei canali social delle diocesi italiane, compresa quella di Fabriano – Matelica. Il collegamento sarà con quattro Cappelle di Ospedali scelti sul territorio nazionale: L’Ospedale Universitario di Sassari, L’Ospedale Pediatrico di Lecce, L’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e l’Ospedale Spallanzani di Roma. La seconda modalità è quella della preghiera da tutte le altre Cappelle ospedaliere. Anche nella Cappella ospedaliera del “Profili” è prevista l’ora di adorazione con la presenza di operatori sanitari. Per la circostanza non sarà possibile a persone esterne di partecipare per via delle norme di sicurezza molto stringenti in questo periodo.

Don Luigi Marini