Dialogo

E' solo un foglio

Quante volte abbiamo guardato un foglio di carta senza chiederci che cosa potrebbe diventare? Per chi vive a Fabriano, la carta è molto più di un materiale. È storia, memoria, identità. È parte del Dna di una città che da secoli ha costruito attorno alla carta una parte importante della propria cultura e della propria economia. Eppure la carta, proprio come ogni grande tradizione, ha senso soltanto se continua a evolversi. Conosco Giuseppe e Lughia da molti anni. Non sono persone che frequento quotidianamente, ma appartengono a quella categoria rara di persone che, quando le incontri, ti lasciano qualcosa. Energia, entusiasmo, voglia di fare. Quando Giuseppe mi invitò alla prima riunione di FabrianoPaperSymphony, ero scettico. Non ero convinto che fosse possibile mettere insieme persone diverse, artisti diversi, sensibilità diverse, attorno a un progetto comune dedicato all’arte e alla carta. Mi sbagliavo. E sono felice di essermi sbagliato. Fin dalla prima edizione si avvertiva che stava accadendo qualcosa. Non era soltanto una mostra. Era il tentativo, riuscito, di creare una comunità attraverso l’arte, utilizzando proprio ciò che più di ogni altra cosa appartiene alla nostra città: la carta. Edizione dopo edizione, quella prima intuizione è cresciuta. Sono cresciuti il numero degli artisti, la qualità e la varietà delle opere, il coinvolgimento del pubblico. E soprattutto è cresciuto il progetto, capace di uscire dai confini di Fabriano e di portare in altri luoghi il nome della città e la sua cultura della carta. Io sono uno dei partecipanti della prima edizione. Oggi guardo quel primo passo con soddisfazione e con la consapevolezza di aver partecipato a qualcosa che, allora, non era ancora possibile vedere nella sua interezza. Dall’ultima edizione fa parte del progetto anche mia moglie Gilvana, con opere nate dai monili che realizza. Un altro percorso, un altro linguaggio, ma la stessa possibilità: quella di trasformare la carta in qualcosa che va oltre la sua funzione originaria. Perché la carta fatta a mano, per me, non è semplicemente un metodo di produzione. È un linguaggio. In questa edizione saranno presenti anche una selezione di studenti d’Accademia di Belle Arti di Roma dove insegno tecnologia della carta e sono molto felice per questa opportunità di collegare l’accademia con la città di Fabriano. La carta può essere superficie, ma può anche diventare volume, struttura, forma, materia. Può smettere di essere il supporto sul quale l’artista dipinge, disegna o incide e diventare essa stessa l’opera. Dall’acqua e dalla fibra nasce una materia che l’artista può modellare, trasformare, plasmare. Una materia che non deve necessariamente rispettare i confini del rettangolo, dello spessore, della superficie. A quel punto il foglio scompare. E nasce qualcosa di diverso. Nasce una possibilità. È questa la strada che ho cercato di percorrere nel mio lavoro: guardare alla tradizione non come a un punto di arrivo, ma come a un punto di partenza. Perché la grandezza di Fabriano nella storia della carta non consiste soltanto nell’aver prodotto carta. Consiste nell’aver saputo innovare. I cartai fabrianesi del XIII secolo non si limitarono a ripetere ciò che era già stato fatto. Sperimentarono, modificarono tecniche, introdussero innovazioni e contribuirono alla nascita di quella che sarebbe diventata la grande tradizione della carta occidentale. La nostra carta. E allora c’è una domanda che dovremmo continuare a porci: se i cartai fabrianesi di otto secoli fa hanno avuto il coraggio di innovare, perché noi oggi dovremmo smettere di farlo? La tradizione non è qualcosa che dobbiamo semplicemente conservare. È qualcosa che dobbiamo avere il coraggio di continuare. Per questo un foglio può diventare molto più di un foglio. Può diventare arte. Può diventare design. Può diventare moda. Può diventare materia per immaginare il futuro. E può diventare anche uno strumento per unire le persone. È questo, forse, ciò che più mi affascina di FabrianoPaperSymphony: non soltanto le opere che nascono, ma le persone che si incontrano per realizzarle. Individualità diverse che, senza perdere la propria identità, entrano a far parte di qualcosa di più grande. Una sinfonia, appunto. Ognuno con il proprio strumento, la propria voce, il proprio linguaggio. Ma dentro una stessa musica. Quella dell'arte. Quella della carta. Quella di Fabriano. Perché alla fine non è solo un foglio. È ciò che possiamo diventare quando scegliamo di creare insieme. Tutti siamo uno.

Sandro Tiberi, FabrianoPaperSymphony

Condividi su Facebook