Vertenza Beko: servono certezze
L’8 settembre ho voluto essere presente, insieme ai lavoratori dello stabilimento Beko di Melano, al presidio organizzato dalla Fim Cisl Marche, anche in vista del prossimo incontro convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il 1° ottobre. Al centro delle preoccupazioni c’è l’attuazione degli impegni per il rilancio produttivo assunti da Beko con l’accordo sottoscritto al Mimit il 14 aprile 2025, alla presenza del ministro Adolfo Urso, approvato dall’88% dei lavoratori attraverso un referendum interno. Quell’accordo aveva consentito di ridurre gli esuberi previsti nelle sedi di Fabriano da 360 a 271, prevedendo esclusivamente uscite volontarie: 64 operai dello stabilimento di Melano, 193 impiegati e 14 dipendenti non metalmeccanici. Nessun licenziamento unilaterale, dunque, ma prepensionamenti fino a quattro anni e incentivi all’uscita fino a 90 mila euro, in funzione dell’età. Alle uscite programmate se ne sono poi aggiunte altre 30, sempre su base volontaria. L’intesa prevedeva inoltre il mantenimento di parte del centro di ricerca elettronica e investimenti per 62 milioni di euro nello stabilimento di Melano, destinato a continuare a rappresentare un hub europeo per la produzione di piani cottura da incasso a gas, radianti e a induzione. Ricordiamo, inoltre che l’accordo ha evitato la chiusura dello stabilimento di Comunanza. Oggi, tuttavia, mentre gli impegni relativi alla riduzione del personale e alle incentivazioni sono stati attuati, permangono forti incertezze sul fronte degli investimenti e, soprattutto, della produzione. Tra gli investimenti realizzati va certamente ricordato il nuovo impianto fotovoltaico dello stabilimento di Melano, inaugurato lo scorso 29 giugno e cofinanziato dalla Regione Marche per euro 346.875 di cui euro 173.437 a fondo perduto. Più preoccupante è invece il quadro produttivo. Anche quest’anno si registra infatti un significativo ricorso agli ammortizzatori sociali: per tutto il mese di settembre sarà utilizzata la Cigs e lo stabilimento resterà chiuso per sei giorni, dal 23 al 30 settembre. La cassa integrazione interessa anche gli impiegati, mentre contemporaneamente una parte del personale in servizio si trova a sostenere carichi di lavoro maggiori per sopperire alle mansioni dei colleghi in CIGS. Siamo consapevoli delle difficoltà che interessano l’intero comparto degli elettrodomestici, in Italia e in Europa, così come della contrazione che sta attraversando il mercato dell’induzione. Proprio per questo, però, in vista dell’incontro del 1° ottobre al Mimit è necessario che Beko fornisca risposte chiare su alcuni punti fondamentali. * • Se le uscite volontarie nello stabilimento di Melano sono state anche superiori a quelle inizialmente previste dall’accordo dell’aprile 2025, come si concilia questo dato con il ricorso alla cassa integrazione? Secondo le previsioni del piano industriale, infatti, a fronte di ulteriori 30 uscite volontarie le maestranze avrebbero dovuto semmai risultare insufficienti. * • Allo stesso modo, come si giustifica il forte aumento dei carichi di lavoro per alcuni impiegati mentre altri sono collocati in Cigs e ancora alcune attività vengono esternalizzate o trasferite all’estero? * • È inoltre necessario avere conferma che le produzioni assegnate allo stabilimento di Melano non vengano trasferite o replicate in altri stabilimenti del gruppo, ad esempio in Turchia, e che siano pienamente rispettati gli impegni e le prescrizioni connesse alla Golden Power. * • La questione centrale resta però una: Beko è nelle condizioni di confermare gli investimenti e gli obiettivi produttivi assunti, garantendo un reale rilancio dello stabilimento di Melano e prospettive occupazionali solide? Oppure, alla luce dei nuovi equilibri economici e geopolitici, è necessario rivedere il piano industriale per offrire ai lavoratori e al territorio prospettive più certe? In una vertenza così complessa non possiamo ancora dichiararci pienamente soddisfatti. Va però riconosciuto l’impegno del Governo, del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, degli assessori regionali e di tutte le organizzazioni sindacali che hanno seguito e continuano a seguire questa vicenda. La priorità rimangono i lavoratori e le loro famiglie, che da troppo tempo vivono una situazione di incertezza. La tenuta industriale e sociale del Fabrianese non può essere data per scontata, soprattutto in un territorio che da anni affronta una profonda trasformazione del proprio tessuto manifatturiero. Come Regione Marche dobbiamo continuare a sostenere lo sviluppo economico e gli investimenti attraverso i Fondi europei, gli strumenti destinati alle aree di crisi industriale complessa e le opportunità offerte dalla Zes Unica. È altrettanto importante sostenere le imprese realmente radicate nel territorio, senza dimenticare le aziende medio-grandi, che rappresentano il motore dei nostri distretti industriali. Proprio per questo ho presentato una specifica mozione in Consiglio regionale affinché anche queste imprese possano accedere al credito d’imposta Zes per investimenti destinati all’innovazione, alla competitività e allo sviluppo delle attività produttive. Il territorio di Fabriano ha già pagato un prezzo molto alto alle crisi industriali degli ultimi anni. Ora servono chiarezza, investimenti e prospettive produttive concrete. L’obiettivo deve essere uno solo: tutelare il lavoro e garantire un futuro industriale al nostro territorio.
Mirella Battistoni, consigliere regionale Marche FdI








