Sport

Auguri Maurizio Venturi: compie 60 anni l’intramontabile del basket fabrianese

Il cestista fabrianese Maurizio Venturi, classe 1965

Il cestista fabrianese Maurizio Venturi, classe 1965

FABRIANO - Cifra tonda. Oggi, 16 dicembre, l’highlander del basket fabrianese Maurizio Venturi compie sessant’anni. Ma di appendere al fatidico “chiodo” le scarpe da pallacanestro non ne ha ancora voglia. Il borsone è sempre lì, pronto per andare a giocare. E se è vero che la sua ultima stagione in un campionato senior risale al 2023/24, per “Mauri” c’è sempre il maxibasket, ovvero, il basket dei veterani che a giugno 2026 lo porterà con la Nazionale azzurra over-60 a disputare gli Europei ad Atene.

Maurizio buongiorno. E auguri!

«Grazie, grazie di cuore».

Che ne pensi di approfittare di questa occasione per fare una “fotografia” alla tua lunga carriera?

«Perché no!».

Allora raccontaci, com’è iniziata la tua avventura nel basket?

«In realtà abbastanza tardi, perché fino a sedici anni giocavo a calcio, difensore e a volte portiere. Lo sport è sempre stato un segno distintivo della famiglia: mio padre Beniamino era stato un pugile e mia sorella Simonetta insegnante di educazione fisica. Nel 1981 fui operato a un ginocchio e lasciai il calcio. In quegli anni Fabriano viveva il periodo d’oro dell’Honky in serie A2 e poi A1 così alla soglia della maggiore età mi avvicinai al settore giovanile della pallacanestro, era il 1982/83, ormai ero alto due metri e iniziai ad “andare a scuola” dai grandi pivot Gigi Serafini e poi Tom Owens, dai quali ho imparato e imitato tutti i trucchi del mestiere sotto canestro».

E poi come si è sviluppata la tua carriera?

«L’approdo a Gualdo Tadino nel 1984/85 è stato il momento chiave, lì è iniziata veramente la mia vita cestistica. Poi il basket mi ha portato a Benevento in serie B, a Tolentino, di nuovo Fabriano con la società Libertas, poi Chiaravalle e Matelica, ancora Fabriano con le società Spider e Janus, ritorno a Gualdo Tadino, quindi Jesi, Brown Sugar Fabriano, Cannara e in ultimo Perugia nel 2023/24. Spero di non aver dimenticato qualche tappa…».

Migliaia di partite e forse un “cruccio”: non aver mai giocato con il Fabriano Basket in serie A?

«In realtà ci andai molto vicino nel 1996/97 in A2, l’allenatore era Giancarlo Sacco, feci tutta la preparazione con la squadra che allora era sponsorizzata Faber, in campo c’erano Andrea Forti e Ario Costa tra gli italiani, ma l’ingaggio non si concretizzò. Un peccato, perché la rotazione era un po' corta e sono convinto che avrei fatto comodo sotto canestro: avevo poco più di trent’anni, ero del posto e in buone condizioni fisiche. E’ mancato il sigillo di aver giocato in A col Fabriano Bakset, è vero, ma posso comunque dire con orgoglio di aver dato un contributo importante ai due progetti di “rinascita” del basket fabrianese prima con la maglia della Spider con due promozioni dalla C2 alla B2 tra il 2008 e il 2010 e poi con la Janus: la stagione 2012/13 con 30 vittorie su 30 partite resterà indimenticabile».

Tra Marche e Umbria per oltre tre decenni sei stato avversario spesso immarcabile per tante squadre, ma non abbiamo mai sentito un insulto dagli spettatori avversari nei tuoi confronti: come si ottiene questo rispetto?

«Perché io sul parquet ho sempre rispettato tutti: giocatori avversari, dirigenti e arbitri. Le ho date e le ho prese sotto canestro, ma senza sceneggiate».

Il cuore dove lo conservi?

«Fabriano è ovviamente Fabriano, la mia città, ma devo dire che la mia “casa sportiva” per ampi tratti è stata Gualdo Tadino, dove mi acquistarono per pochi milioni di lire - allora c’era ancora il valore del “cartellino” - lì sono cresciuto e ha preso il via la mia carriera, feci fruttare alla società cifre importanti quando fui venduto e lì poi sono ritornato in età avanzata».

Da quasi venti anni ti diletti anche con le Nazionali maxibasket dei veterani: ma quante medaglie avete conquistato?

«Da quando ne faccio parte, cioè dal 2008, nella mia bacheca conto undici medaglie d’oro tra Europei e Mondiali».

Ultima domanda: cosa farà Maurizio Venturi “da grande”? Ti ci vedi come dirigente?

«Perché no, ti confesso che mi piacerebbe e sarei felice di averne l’opportunità. In oltre quarant’anni di basket credo di aver accumulato molta esperienza che potrei mettere al servizio dei giovani. E se ce ne fosse bisogno… due o tre cosette ai miei “lunghi” potrei ancora insegnarle…».

Ferruccio Cocco