Crollo a Cabernardi, l'ora della solidarietà
Chi abita Cabernardi e dintorni è tuttora sconvolto per il crollo di una parte della volta della chiesa Santa Maria delle Spinelle avvenuto nella notte tra lunedì 21 agosto e martedì 22. Anche perché dall’esterno, l’edificio di culto risalente al XVI secolo, sembra intatto. Solo un nastro bianco e rosso che impedisce di entrare per il portone testimonia la catastrofe. Dentro, ci sono calcinacci ovunque, perfino sull’altare maggiore e la piccola cappellina dedicata alla Madonna di Lourdes è completamente distrutta. Salve, le statue della Madonna, della veggente Santa Bernadette e del Cristo Morto. I vigili del fuoco del distaccamento di Fabriano le hanno tolte prontamente dai detriti e consegnate a don Alberto Castellani. «La Curia Vescovile - informa il parroco - ha l'indomani inviato una sua delegata con un ingegnere per prendere le opportune misure per coprire il tetto e impedire alle intemperie di lesionare ulteriormente la chiesa». Da una prima valutazione, ha ceduto - spiega don Alberto - una delle travi di legno della cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. Che ci fosse un problema – confida - lo avevo capito da una macchia di umidità apparsa sulla volta e che, purtroppo, nel tempo si faceva sempre più larga. Non so se questa sia stata una delle cause del crollo ma avevo segnalato diverse volte il problema a vari tecnici e diversi enti». Trema ripensando a tutte le attività che la chiesa ospita, specialmente d’agosto quando Cabernardi si riempie di villeggianti. «Celebriamo durante la settimana diverse messe e poi, il venerdì, il catechismo estivo con i bambini. Il crollo in un altro momento - conclude - avrebbe provocato un disastro». ?Dello stesso parere il sindaco di Sassoferrato Maurizio Greci. «La casa parrocchiale, adiacente alla chiesa è inagibile da qualche anno - racconta - ma la chiesa non poneva problemi. Se fosse successo durante le normali funzioni si sarebbe sfiorata la tragedia. Purtroppo, è l’ennesimo colpo al cuore di una comunità che ha già dovuto affrontare gli effetti dell’alluvione del 15 settembre scorso e, adesso, vede danneggiata la sua chiesa parrocchiale, un punto di riferimento per il paese. Ora come sempre ci si dovrà rimboccare le maniche e cercare di ricostruire il prima possibile con l'aiuto degli enti preposti ecclesiastici e statali. Come amministrazione - sottolinea - aiuteremo la Curia in ogni sua iniziativa anche perché purtroppo nel comprensorio che confina con il pesarese la chiesa di Cabernardi era rimasta l’unica aperta con la chiesa della Sacra Famiglia di Monterosso». Mauro Marcucci, il presidente del Circolo Acli di Cabernardi, ha già messo a disposizione del parroco la sala dell’ex Circolo dei minatori di zolfo per le funzioni religiose. «E’ una bella batosta per la nostra piccola collettività - osserva - ma ho fiducia nella resilienza dei cabernardesi. Anzi, sono convinto che risveglierà ancora una volta il loro profondo senso di comunità che si tradurrà in azioni concrete. Confidiamo nell'azione rapida della Curia per ridare l'unico luogo di culto rimasto nel raggio di chilometri». Oltre ai cabernardesi, molto turbati sono i ferraresi di Pontelagoscuro. La notizia è rimbalzata tra le numerose famiglie dei minatori di zolfo spostati dalla Montecatini negli anni ’50 dopo la chiusura del polo sentinate. «Da monelli, andavamo a pregare nella cappellina che riproduceva la grotta di Lourdes - spiega Guido Guidarelli dell’associazione “Cristalli nella nebbia” di Ferrara -. Ci ricordava la miniera dove scendevano i nostri padri e i nonni». Già sono disponibili ad appoggiare qualsiasi iniziativa della parrocchia. Per l’alluvione dell’anno scorso, avevano rimediato ben 9mila euro con cene e dono di ore di stipendio da parte dei lavoratori del petrolchimico ferrarese che nacque proprio con il duro lavoro di tanti ex minatori marchigiani.















