Cronaca

Le scuole ed il mangiare sano

Le scuole ed il mangiare sano

Le scuole ed il mangiare sano

Le scelte progettuali dell’Istituto Morea-Vivarelli scaturiscono dall’analisi dei bisogni formativi dei propri studenti dalle caratteristiche del contesto socio-economico, intercettare le sfide dei cambiamenti della società e del mondo del lavoro è una delle tappe importanti nella formazione degli allievi. Con il “Progetto Morea Vivarelli” (nato da un protocollo d’intesa tra Iss Morea-Vivarelli che ne è il capofila l’Università di Camerino, il Comune di Fabriano, Diocesi di Fabriano/Matelica con il vescovo Francesco Massara le associazioni di categoria, Associazione Zuzzurellando tra Marche Umbria firmato il 17 ottobre scorso nell’ambito del San Francesco Festival. L’idea nasce dall’esigenza di ascoltare e valorizzare il nostro patrimonio territoriale (capitale naturale, umano, socio-culturale ed economico) interagendo con gli alunni, definendone il corretto mix educazionale/ economico sulla base della vera vocazione della città di Fabriano e dei comuni limitrofi. L’idea dell’App nata da una idea intuitiva degli studenti dell’Istituto Morea è in procinto di essere realizzata, si propone come una valida vetrina condivisa per le piccole aziende, spesso impossibilitate ad effettuare investimenti promozionali in modo autonomo; al tempo stesso, consente all’utente/consumatore di verificare in tempo reale e in modo facile ed intuitivo, la localizzazione e la distribuzione dei prodotti sul territorio e di ricevere informazioni sulla provenienza degli ingredienti, nonché utili suggerimenti creativi per il loro impiego. La prima fase del progetto che ha preso piede è quello di trovare aziende del luogo sfornare un “pane puro” con ingredienti nati e prodotti nella città di Fabriano. Grazie alla genuinità delle materie prime il dogma degli studenti è semplice, quanto ambizioso: “il pane deve farci stare bene”. In che modo? Deve essere ricco di nutrienti e donare minerali all’organismo, per questo deve essere prodotto con farine di grani antichi. Questi rappresentano le varietà che venivano coltivate prima che i grani per fini industriali dall'alto indice di glutine prendessero il loro posto, approssimativamente a partire dalla metà del Novecento. Attualmente sono diventate le varietà più usate perché possono essere lavorate velocemente ad alte temperature per accorciare i processi produttivi. Ora la domanda viene spontanea: perché non facciamo ritornare a essere protagoniste le colture di grani antichi in modo da ripartire dalla rinascita dell’agricoltura dell’entroterra marchigiano? Perché non facciamo riscoprire l’interesse dei consumatori verso alimenti buoni e giusti, ma anche salutari? Vorremmo a tal fine iniziare una ricerca scientifica, con la collaborazione dell’Università di Camerino e la nutrizionista Jane Romaldoni, con i prodotti di buona qualità forniti dalle ditte Luca Bianchi e il Vapoforno Srl di Fabriano. Dice Romaldoni: «Il fine è migliorare la qualità di vita della popolazione partendo da prodotti biologici a km0. Secondo degli studi, questi avrebbero un buon impatto nel ridurre le infiammazioni dell’intestino. Miglioriamo in questo modo la salute intestinali. Gonfiore e dolori, infatti, possono in parte dipendere dall’alimentazioni. Soprattutto, una sana alimentazione favorisce il microbiota intestinale, microorganismi nell’intestino che, se si ha un’alimentazione corretta e più ricca di fibra migliorano la salute dell’intero apparato». Per dare il via al progetto si reclutano persone che hanno queste caratteristiche: età 30-60 anni, soggetti sani, con sintomi quali stitichezza/diarrea, dolore addominale/sensazione di gonfiore, cattiva digestione, meteorismo/flatulenza, stanchezza cronica. In concreto si punta a migliorare lo stile di vita non soltanto dei soggetti sopra menzionati, ma anche di chi vuole garantirsi un buon stato di salute attraverso una sana alimentazione, visto che pane e pasta sono i prodotti di più largo consumo, e soprattutto sostenendo il valore e la tipicità garantita dal km zero. Commenta ancora Romaldoni: «Vorremmo usare grani antichi perché gli studi suggeriscono risultati positivi. Bisogna chiarificare che non esiste l’allergia al glutine, sotto un profilo medico. La celiachia è un’intolleranza. Le persone celiache non potranno mai mangiare questi derivati dei cereali. Noi trattiamo persone sane, sotto questo punto di vista, ma che hanno problemi intestinali. È la sindrome dell’intestino gocciolante, in termini scientifici, non ancora classificata come patologia. Però sappiamo come intervenire. Queste persone mostrano una sensibilità al glutine, non un’intolleranza permanente come con i celiaci. Noi vogliamo mostrare che migliorando la qualità del grano possiamo migliorare la qualità dell’intestino, ma non su soggetti celiaci, per il momento quantomeno». Le iscrizioni sono gratuite e vanno fatte entro il 14 marzo: va contattato l’indirizzo info@lucabianchi.net – 3408953147.