Cultura

PaperSymphony, l'anima di una città che vuole rinascere

PaperSymphony, l'anima di una città che vuole rinascere

PaperSymphony, l'anima di una città che vuole rinascere

Questo articolo nasce dal desiderio di parlare di una manifestazione alla quale sono particolarmente legata: Fabriano PaperSymphony. Il mio punto di vista è quello di una creativa curiosa, irrequieta, piuttosto eclettica, alla continua ricerca dei materiali giusti. Li studio, li metto alla prova, a volte li abbandono, cercando quella consistenza che mi permetta di far emergere il mio mondo interiore. Tra tutti i materiali che ho esplorato, ce n’è uno al quale mi sono particolarmente affezionata: la carta. Con la carta ho iniziato un dialogo: l’ho piegata, strappata, resa liquida, trasformata in materia, modellata, incollata, tagliata. Ho cercato di portarla oltre il suo uso più immediato, lasciando che fosse lei, a volte, a suggerire nuove direzioni. Questo percorso è fatto di tentativi, errori, intuizioni, notti accorciate e momenti di ostinazione, ma anche di entusiasmo e scoperta. Quello che faccio nasce da un bisogno personale, ma non si ferma lì. Credo profondamente che l’arte non sia solo espressione individuale, ma anche uno spazio condiviso: un punto di incontro tra persone, visioni e sensibilità diverse. È un modo per creare connessioni, per dare valore a ciò che spesso resta ai margini, per immaginare possibilità nuove. Mi riconosco in un’idea di creatività non isolata, ma collettiva, che cresce nello scambio, nella collaborazione, nella contaminazione. Per questo, quando l’anno scorso Giuseppe Salerno mi ha contattata per partecipare a questa manifestazione, ho sentito il bisogno di mettermi ulteriormente alla prova. Salerno è un critico, scrittore e curatore d’arte italiano attivo nel panorama dell’arte contemporanea che, prima di arrivare a Fabriano, ha contribuito alla rinascita di un borgo come Calcata; nel 2004 è stato inoltre tra i sette esperti nazionali convocati dall’Anci per un’indagine sul futuro dei piccoli comuni italiani. A partire dal 2011 ha collaborato con l’associazione InArte e, nel 2021, ha dato vita a questa manifestazione, fortemente cresciuta in pochi anni. Un progetto che riunisce artisti del territorio, diversi per percorso ed espressione, ma uniti da un elemento comune e identitario: la carta. Il suo invito mi ha condotta in un mondo un po’ nascosto sotto la superficie, in cui c’è spazio per la creatività, la sperimentazione e lo scambio. Mi ha permesso di conoscere artisti eccellenti e realtà creative che mi hanno rigenerata. Ma, a prescindere dall’impatto che ha avuto su di me, credo che Fabriano Paper Symphony riguardi l’intera Fabriano. Per vicissitudini storiche, questa città si è in parte dimenticata delle sue origini artistiche e si è abituata ad ascoltare la voce di altri, affidando il proprio benessere e la propria crescita a realtà esterne. Noi fabrianesi abbiamo imparato ad osservare, a stimare o purtroppo criticare, ma non ancora a prendere in mano le redini del nostro futuro. È importante capire che siamo noi i primi fautori del nostro destino. Non sono solo le istituzioni, né gli altri, a determinare ciò che va fatto per evolvere. Cambiare è nelle nostre possibilità. Dando ciascuno qualcosa di sé, facendo squadra, cosa che ancora non ci viene naturale fare ma che è necessario imparare, potremmo andare lontano. Cosa intendo? Intendo partecipare attivamente, anche quando qualcosa ci sembra distante. Conoscere e apprezzare le meraviglie di questa città, parlarne in modo costruttivo, metterci la faccia. “Ma io non voglio arte, voglio svago”, potrebbe dire qualcuno. E lo capisco. Ma le due cose sono profondamente collegate. Penso a Torino, storicamente legata alla Fiat, che ha saputo reinventarsi diventando una meta turistica ricca di proposte culturali. È questo il tipo di trasformazione a cui dovremmo aspirare. Perché l’arte non è qualcosa di separato: non riguarda solo chi la produce, ma è una risorsa concreta per l’economia, per il turismo, per la crescita del territorio. Non possiamo più permetterci di delegare. Dobbiamo navigare insieme per raggiungere risultati, non solo creando, ma anche sostenendo, raccontando, partecipando. Dobbiamo riappropriarci delle nostre radici e modellare una nuova mentalità fatta di accoglienza, condivisione e apertura, verso il mondo e tra di noi. Dobbiamo sviluppare la consapevolezza che in fondo “La carta siamo noi!”.

Sara Pulp