“Super Max” Poeta: una storia infinta
FABRIANO - Chi non lo conosce? E’ il migliore di sempre per qualità-continuità dell’Atletica Fabriano e la sua storia agonistica, iniziata in prima media, è ancora intatta. Atleta di ottimo livello, eroe del Palio di San Giovanni con il Giallo della Porta del Borgo, di incrollabile fede bianconera, istruttore Fidal e Fisdir, la sua vera grande passione è la corsa.
«Mi piace correre e correrò sempre finché ne avrò la forza», queste le sue inequivocabili parole. Massimiliano Poeta è nato a Fabriano il 9 febbraio del 1972 ed è stato avvicinato all’atletica leggera ai tempi della scuola. «Le mie prime esperienze – ricorda Max – sono a scuola, fin dalla prima media. Gareggiavo nei 300 ostacoli e nel salto in lungo. Il professor Giuseppe Paolucci componeva le squadre d’istituto insieme a Roberto Del Brutto (uno dei Soci fondatori dell’Atletica Fabriano nel 1961, nda) ci convocava e poi si andava a gareggiare. Indimenticabili sono le trasferte verso l’impianto Del Duca di Ascoli. Si partiva la domenica mattina con i pulmini acquistati per l’Atletica Fabriano da Roberto, autista era il giovanissimo professor Renato Carmenati. Era tutto bellissimo, i compagni, il clima, l’emozione delle gare. Uno di quegli anni mi concentrai sul salto in lungo e, dopo aver vinto la fase comunale e quella provinciale, confidavo nello stesso risultato ai regionali. Ero in testa con 3.87, la gara era praticamente finita e stavo già festeggiando, quando, all’ultimo salto, Alessandro Carsetti, mio cugino e studente nella mia stessa scuola, saltò 3.88 battendomi per un solo centimetro».
Max non aggiunge di esserci rimasto male, ma, conoscendolo come atleta che rispetta sempre il verdetto agonistico e le decisioni dei Giudici, sicuramente avrà assorbito in fretta la delusione guardando avanti, verso la successiva competizione. Le sue prime gare federali furono da Cadetto, nel 1987, precisamente il 19 e 20 di settembre. Era al secondo anno di categoria, dominò gli 80 metri in 9”9 e fu terzo nei 300 in 39”4, primo record sociale che stabilì e che mantenne per ventisei anni. L’anno dopo, da Allievo, il 3 luglio, disputò il suo primo 400 metri, correndo in 54”8. Nel mese di settembre l’impianto di Fabriano ospitò i Campionati Regionali di categoria e Max vinse il titolo in 53”6, crono che gli aprì le porte verso il suo primo Campionato Italiano. Si portò pieno di speranze a Marina di Massa Carrara a metà del mese successivo, disputò la sua gara, corse in 53”60 e si classificò… all’ultimo posto!
Eppure l’attitudine per il giro di pista era ormai scolpita nel suo animo. Infatti, il 1990, al secondo anno di categoria, il primo vero salto di qualità, con un netto miglioramento fino a 52”2. Da Junior il primo cambio di maglia, con l’Endas Ancona, con cui conquistò uno splendido titolo regionale Assoluto, bruciando la pista di Recanati in 50”7. All’epoca l’Atletica Fabriano era ai minimi termini di sempre, con una manciata di atleti, tra cui la strepitosa Dajana Cuicchi che pure si accingeva a cambiare bandiera per approdare, ormai universitaria, al Cus Bologna.
Max attese il 1997 per esprimersi sotto i 50 secondi. L’occasione propizia si presentò proprio a Fabriano, chiudendo il giro di pista in un ottimo 49”5. Nel frattempo era passato all’Avis Macerata (insieme a Michele Salari Peccica, per dimostrare di poter avere spazio anche tra i big), vivendo stagioni memorabili in una grande squadra e con staffette superlative che, oltre a lui e Filippo Reina, vedevano schierati quelli che saranno olimpionici e mondiali, ossia Luca Verdecchia e Alessandro Attene, di cui abbiamo parlato due giorni or sono. Con loro Poeta fu terzo in Coppa Italia, vivendo situazioni entusiasmanti nelle varie tappe e finali dei Campionati a squadre. Ed arrivò anche il primo crono sotto ai 49 secondi, in un CdS a Recanati, nonostante la prima scomoda corsia. Max corse anche due volte alle indoor (Pala Fiera e Palaindoor) in crono importanti, 49”24 e 49”39.
I tanti ricordi si affollano nella mente. «Uno splendido risultato fu l’ottavo posto nel Gran Prix nazionale dei 400 metri – aggiunge il nostro Max. - Si disputava in sei tappe, in sei Regioni diverse e venivano appunto premiati i primi otto classificati sommando i valori dei risultati conseguiti. Partecipai a tutte le prove ed entrare nel novero dei premiati fu una grande soddisfazione. Eppure, la gara più bella, a mio avviso, per risultato e sensazioni positive, fu il 49”24 indoor del Pala Fiera. Quello fu un risultato su cui rifletto ancora, anche per quello che poteva valere all’aperto!”. La fama di Poeta, il velocista che sui 400 metri cresce nel finale, là dove tutti gli altri calano vistosamente, era già meritatamente costruita. Gareggiò anche per Porto San Giorgio, lasciando un ricordo bellissimo di sè, della sua grande disponibilità e dell’incrollabile temperamento. La famiglia Del Moro, non a caso, lo adora.
Intanto, in quel di Fabriano, il sottoscritto Sandro Petrucci in veste di direttore sportivo e Renato Carmenati, allenatore a 360 gradi, stavano lavorando per riportare in auge l’atletica, disciplina in difficoltà, ma mai spenta. Fin dal 1997 l’Atletica Fabriano era tornata quanto mai ricca di presenze ed anche i big, come Poeta e Salari, non si lasciarono pregare, tornando a dare man forte. Max, nel sentire di nuovo odore di casa, raddoppio l’abituale entusiasmo. Lui è uno che ci crede davvero nei colori sociali e fu il vero trascinatore dello squadrone biancorosso che, dal 1999 al 2001, strabiliò per i tanti progressi ottenuti. Nacque il mito del 172, il pettorale che si fece confezionare dalla mamma e che altro non sta a significare che lui, nato nel 72 è il numero 1. Ed arrivò il miglior risultato di sempre, il 3 giugno del 2000, quando a Pescara i cronometri si fermarono a 48”50! L’anno successivo un nuovo indoor da capogiro in 49”36. Nell’abbraccio del suo ambiente Max letteralmente volava.
Epiche furono le staffette che conquistarono per due volte i Campionati Italiani Assoluti, condivise da grandi amici quali erano, con Marco Giacometti, Alessio Mantini, Massimiliano Conti e Riccardo Nanni. Il 2001 regalò all’Atletica Fabriano la stagione più esaltante, con 227 tesserati. La squadra maschile fu seconda nel Campionato di Società dietro soltanto all’Avis Macerata e disputò un’altra positiva finale nazionale (in precedenza nel ’99). I suoi compagni di squadra furono Michele Salari Peccica, Antonio Gravante, Gianluca Bertoni, Luca Bosi, Alessio Mantini, Marcello Cecchi, Marco Giacometti, Roberto Scalla, Martin Alvarez, Sergio Stroppa, Davide Muratori, Gabriele Cacciamani, Tiziano Neri, Paolo Amatori, Massimiliano Cinti, Fabrizio Lampini, Paolo Corso, Sandro Petrucci, Emanuele Berno, Matteo Scaccia, Leo Mattei, Valentino Teodori, Simone Francioni, Claudio Brunori e Daniele Ugolini.
Max ha ancora qualcosa da aggiungere e si riferisce ad un allenamento, a testimoniare come il suo sport abbia comunque e sempre un grande significato, non soltanto in gara. «Ricordo il mio migliore allenamento, veramente non lo dimenticherò mai. Fabrizio Porcarelli preparava la maratona di New York e si produceva in ripetute sui 400 metri. Io partivo dai 500, ne dovevo correre tre, con recupero di 12’15” tra l’uno e l’altro. Il primo fu a 1’09”, il secondo a 1’08”, il terzo ancora a 1’09”. Sono questi gli allenamenti speciali, in cui senti che tutto va bene, che stai lavorando sodo. E torni a casa soddisfatto, convinto che i risultati in pista saranno quanto mai soddisfacenti».
Massimiliano “Max” Poeta ora ha 48 anni e gareggia ancora con lo spirito (ed i risultati) di un ragazzino. Da Master ha vinto tutto, Campionati del Mondo, d’Europa, titolo Olimpico, ben 13 titoli italiani ed ha un cassetto pieno di medaglie in competizioni nazionali ed internazionali. Suo grande sostenitore è il professor Gino Falcetta, che, durante le gare al palaindoor non perde mai l’occasione per esaltarlo. Epico questo suo commento: «In terza corsia Massimiliano Poeta dell’Atletica Fabriano, intramontabile, per tredici anni consecutivi sotto ai 50 e per tre anni sotto i 49 secondi nei 400 metri!». Questo è SuperMaxPoeta172! Nient’altro da aggiungere se non che c’è una lunga storia ancora tutta da scrivere…
Sandro Petrucci
















