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L’impegno del dottor Marcel nella “battaglia” al Coronavirus

A sinistra Marcel con la maglia dell'Alno Fabriano alla fine degli anni Ottanta e a destra ora mentre esegue una ecografia

A sinistra Marcel con la maglia dell'Alno Fabriano alla fine degli anni Ottanta e a destra ora mentre esegue una ecografia

FABRIANO - Idolo del basket brasiliano (con la maglia carioca ha partecipato a quattro Olimpiadi, ha vinto un Mondiale nel 1978 e i Giochi Panamericani nel 1987) e indimenticabile alfiere del Fabriano Basket in serie A (112 partite e 2.598 punti segnati con la squadra cartaia tra il 1986 e il 1989), il grande Marcel de Souza è tornato “in campo”. Ma non per giocare, bensì come medico nella battaglia al Coronavirus che sta ancora imperversando nel suo paese, il Brasile.

La situazione nello Stato sudarmericano, infatti, è ancora critica: nel momento in cui scriviamo, è balzato al secondo posto al mondo per numero di contagi (558.237), con ben 31.309 morti e una situazione disastrosa soprattutto in territorio amazzonico.

Marcel, laureato in Medicina all’Università di Jundiaí con specializzazione all'Università di San Paolo, lavora in cliniche private nella città di San Paolo come medico e radiologo. Come leggiamo su alcuni giornali brasiliani che lo hanno intervistato, l’età non gli permette di essere in prima linea nella battaglia al virus (classe 1956, è tra le categorie considerate “a rischio”), ma sta fornendo ugualmente un prezioso contributo attraverso consulenze e assistenze gratuite a persone che hanno bisogno di identificare i sintomi, necessitano di consigli sul Covid-19 e relative medicine, indirizzandole o no verso gli ospedali.

Inoltre (“mascherato come un astronauta”, ha dichiarato lui) continua a fare ecografie a donne in gravidanza, persone con dolori addominali, tiroidi e quant’altro… perché - oltre al Covid-19 - ci sono pur sempre malati con altre patologie che non possono rinviare esami e diagnosi.

Con coraggio, dunque, Marcel continua ad essere presente in clinica: le sue “bombe”, ora, sono i malati da guarire. Forse, i canestri più belli.