Cultura

I malestanti: chi sono?

Il lavoro e la crisi

Il lavoro e la crisi

Domenica scorsa il quotidiano “Il Giornale”, nella prestigiosa firma di Francesco Alberoni, ha evidenziato in prima pagina un neologismo coniato da Vittorio Macioce, un fenomeno riconducibile ad una sola, significativa parola: i malestanti. Chi sono? Coloro che un tempo erano benestanti e che oggi si sono immiseriti e che sono prossimi alla soglia della povertà. Si parla di quella classe media un tempo rappresentata dagli insegnanti, dagli impiegati, dai licenziati e oggi dai cassaintegrati, dai negozianti “rovinati dal commercio elettronico”, dagli intellettuali che non hanno più voce. Afferma Alberoni: “E’ sul loro malcontento che hanno prosperato i partiti populisti che distribuiscono aiuti economici”. In tale contesto gli stessi rapporti umani sono stati spesso soppiantati dai rapporti burocratici, dalla comunicazione online, da un’algida interlocuzione. Dicevano dei malestanti, e ci viene da pensare immediatamente a Fabriano. Quanti sono? Dove sono? Che cosa fanno? Che cosa reclamano? Che rapporto hanno con la vita pubblica, con la politica locale? Perché spesso la cosiddetta classe media degli anni d’oro, specie i liberi professionisti, non si fa sentire? Perché è molto poco rappresentata anche in Consiglio comunale? Il ricambio generazionale al quale alludevamo la scorsa settimana, non si compone solo di giovani proposte, ma anche di una categoria che potrebbe (dovrebbe) essere propulsiva, che non è mai stata legata al passato di matrice merloniana, al mondo dell’elettrodomestico bianco e delle cappe. Una fetta di città silenziosa, che è sempre rimasta in disparte. Fabriano è la città che registra meno manifattura, più colf e badanti, come sappiamo. Ma dove potrà portarci questo trend improduttivo? Cosa faranno, un domani, i figli dei malestanti, visto che sono in aumento i giovani in cerca di una prima occupazione, ma con la crisi attuale più grave che negli anni Trenta, soprattutto considerando le donne, adesso molto più presenti nel mercato del lavoro rispetto al passato? Stavolta la parola spetta davvero ai malestanti, più che ai politici e agli industriali fabrianesi. Si presume che l’età media della popolazione passerà dagli attuali 44,9, a oltre 50 anni nel giro di pochi anni. E’ questo il futuro che vogliamo, senza più ragazzi e senza più aspettative di lavoro in un paese che era, come reddito pro capite, tra i ricchi d’Italia?