Sport

Filippo Cattabiani, dai canestri al benessere delle persone

Filippo Cattabiani a sinistra nel 2000/01 in maglia Fabriano Basket e a destra oggi di fronte al suo centro in cui si occupa di pratiche per il benessere fisico ed emozionale

Filippo Cattabiani a sinistra nel 2000/01 in maglia Fabriano Basket e a destra oggi di fronte al suo centro in cui si occupa di pratiche per il benessere fisico ed emozionale

FABRIANO - Tra gli “eroi” dell’ultima promozione del Fabriano Basket in serie A1 di pallacanestro c’è Filippo Cattabiani. Vent’anni fa (già vent’anni…), era la stagione 2000/01 - e su quella annata sarebbe da farci un film - l’ala bolognese classe 1970 contribuì con 6,7 punti e 2,9 rimbalzi a partita, sesto uomo, “collante” tra i reparti e preziosissimo in particolare nella finalissima vinta a Napoli.

«Al di là della gioia infinita per il risultato ottenuto, il ricordo più bello che conservo è l’amicizia con alcuni ragazzi di quell’anno lì - ricorda ancora oggi Filippo: - ci frequentavamo con piacere anche oltre il basket. La vittoria di quel campionato forse arrivò come una sorpresa se vista dall’esterno, ma non per noi, che ben conoscevamo il clima che si era creato nello spogliatoio».

Un unico anno a Fabriano, poi Cattabiani ha continuato a giocare su e giù per l’Italia fino al 2008.

Ma non è di basket che vogliamo parlare, con lui, in questa chiacchierata. Bensì del “secondo capitolo” della sua vita, apertosi dopo il ritiro dall'attività agonistica: quello in cui è diventato - anche se le definizioni non gli piacciono molto - “terapeuta olistico”.

Lo raggiungiamo telefonicamente a Fasano, in provincia di Brindisi, dove vive e nel 2010 ha aperto il Centro Olistico “L'Officina dell’Essere - Studio Pilates Professionale e Studio Counseling & Coaching", insieme a sua moglie, Luana, dando continuità alla vita da cestista in modo differente.

Filippo, ci racconti di cosa ti occupi?

«Mi occupo di relazione di aiuto, accompagno le persone a trovare il proprio benessere fisico, mentale ed emozionale. “Olismo” è una parola che deriva dal greco e significa “totalità”. L’obiettivo è armonizzare le tante parti di un unico individuo, tirare fuori il suo potenziale, aiutarlo a superare momenti di difficoltà, a stare bene».

Possiamo definirti, quindi, “terapeuta olistico”?

«Non mi piacciono le definizioni. Non mi piacevano neanche quando giocavo a basket e mi dicevano “specializzati in difesa” oppure “specializzati al tiro”, invece io amavo fare un po’ di tutto: dai rimbalzi, ai recuperi, al tiro da tre o a portare palla… Anche adesso, quindi, per come io e mia moglie intendiamo il nostro lavoro, attraverso le nostre competenze, i nostri studi, i nostri protocolli creati per dare alle persone un aiuto su più fronti, forniamo alcuni strumenti di sostegno e di aiuto fisico e mentale, emozionale e di crescita personale, un benessere e una rigenerazione nella totalità della persona».

Quando è nato il tuo interesse per queste materie?

«E’ stato un percorso graduale, non c’è stata una scintilla vera e propria. Già negli ultimi anni in cui giocavo, mi sono messo a studiare, a cercare di compensare quanto nella mia vita da giocatore mi era mancato. E così ho iniziato percorsi di studio rivolti al mio personale potenziamento fisico e mentale. I miei compagni degli ultimi anni sono diventati le mie "cavie". E così mentre si viaggiava per le trasferte anche le mie letture hanno iniziato a prendere nuove strade, avevo sete di cose nuove, avevo bisogno di approfondire e sentire che il mio desiderio di cambiamento e ricerca poteva essere strumento e aiuto per tanti».

Hai mai pensato, invece, di rimanere nel mondo del basket?

«No. Come giocatore non più. Già le ultime stagioni iniziavano ad essere pesanti e non più piacevoli, si stavano modificando i valori che avevo come riferimento, le cose stavano cambiando. E così una delle priorità, a seguito del mio stop come giocatore professionista, è stata quella di diventare allenatore di basket, ma questo semplicemente per poter essere una figura professionale "in toto", per comprendere ancora meglio le dinamiche dei tanti giocatori e allenatori stessi che hanno iniziato a rivolgersi a me. Quindi posso dire che la mia grande passione per la pallacanestro è maturata, si è evoluta ed è cresciuta, come un vero grande amore!».

Quando hai pensato di trasformare i tuoi nuovi interessi in una attività vera e propria?

«Abbiamo creato l’Officina dell’Essere dieci anni fa, con mia moglie Luana che è pugliese, scegliendo di aprire lo studio a Fasano, in provincia di Brindisi. Un terreno arido per queste discipline. Diciamo che c’è voluto coraggio. Ma il tempo ci ha dato ragione e tante soddisfazioni. Ora la nostra è una realtà importante del territorio. C’è anche chi, in vacanza da queste parti, viene da noi per conciliare corpo, mente ed energia».

Uno degli “hashtag” che proponete sui vostri profili social è “Solo cose belle”: è importante pensare positivo per il proprio benessere psicofisico?

«Sul “pensiero positivo” va posta particolare importanza, perché è quello che crea energia, ed è necessario un nostro sforzo per alimentarlo. Ma attenzione, “solo cose belle” non è un “mantra” che va ripetuto così tanto per… credendo che a forza di ripeterlo le cose migliorino da sole. Purtroppo nella società attuale siamo di fronte ad una tendenza ad alimentare la negatività. Ma se ci guardiamo intorno, se lo facciamo con attenzione, vediamo che ci sono anche cose belle, che funzionano. E che possono farci stare bene».

A proposito di negatività: da nove mesi a questa parte continuiamo ad essere sottoposti ad un bombardamento mediatico che va ad aggiungersi alle già pesanti restrizioni a cui siamo sottoposti per l’emergenza Covid-19. Avete avuto richieste particolari da questo punto di vista?

«Tutte le paure e gli stati d’animo sono stati amplificati in questo lungo periodo. Chi possiede già capacità di introspezione e di ricerca personale, riesce a gestire meglio la situazione. Ma c’è anche chi non ce la fa, chi ha amplificato stati di solitudine e sofferenza, abbiamo notato un aumento di richieste di aiuto, anche da parte di chi prima era scettico. Il nostro Studio Professionale resta attivo e in prima linea, soprattutto in questo difficile, delicato e pesante momento, affinché le persone possano continuare ad avere un riferimento, a sentirsi accompagnate, accolte, ascoltate, supportate. Perché, come diceva durante il lockdown il grande Papa Francesco, “nessuno si salva da solo”».

Qualche consiglio che ci puoi dare, in base alla tua esperienza, per affrontare i prossimi mesi che sembrano essere ancora emotivamente difficili?

«Primo, ridurre al massimo l’ascolto di televisione, media, social e dibattiti che hanno come mono-argomento il Coronavirus, sono solo pareri su pareri, stare ad ascoltare per ore e ore ci toglie energia, non ci fa bene. Secondo, entrare in contatto con la natura il più possibile, dedicarsi del tempo per liberare i polmoni, per rigenerarsi. Terzo, ogni tanto durante la giornata restare un po’ in silenzio per meditare e rilassare il corpo: può essere d’aiuto anche la consultazione della nostra pagina Facebook, dove ogni giorno forniamo contenuti, momenti di riflessione e sorrisi».