Cronaca Fabriano

Cibo e "lockdown": ecco le problematiche alimentari emerse

FABRIANO - «In conseguenza del lockdown abbiamo riscontato un numero emergente di problematiche alimentari, soprattutto nella sfera infantile e giovanile». A parlare sono Jane Romaldoni (biologo nutrizionista) e Jessica Stroppa (psicologa) dello studio fabrianese di psiconutrizione “J&J”, che abbiamo interpellato per affrontare un tema di cui fin da subito si è avuto sentore, e che a distanza di alcuni mesi trova negli esperti una conferma e un’analisi più approfondita.

Dottoressa Romaldoni, dottoressa Stroppa: i lunghi mesi trascorsi forzatamente in casa a primavera con la relativa interruzione di tutte le attività - scolastica e sportiva soprattutto - quali conseguenze ha avuto sui più giovani?

«Abbiamo riscontrato una crescita dei disturbi del comportamento alimentare e in diversi casi un aumento di peso. Già a partire da giugno/luglio sono cresciute le richieste di aiuto in chiave psiconutrizionale, soprattutto riguardanti bambini e ragazzi in età evolutiva, diciamo tra i 9 e i 18 anni».

Come ha agito il lockdown su di loro?

«Il lockdown ha fatto completamente saltare la routine dei bambini e dei ragazzi, che si basa principalmente sugli schemi scolastici e sportivi. Sono stati rinchiusi per un lungo periodo di tempo negli stessi spazi domestici, in ambienti spesso piccoli, in cui è subentrata noia e apatia, scarsa concentrazione e sempre più scarsa voglia di fare, scaricate in una alimentazione incontrollata. C’è chi ci ha raccontato di essere rimasto per dieci giorni in pigiama e chi ha iniziato a confondere gli spazi, emblematico quello che ci ha detto un ragazzo: “Nella stessa camera in cui dormivo, il giorno dopo mi avrebbero interrogato…”».

Limitandoci al discorso dell’alimentazione, quali problematiche avete riscontrato?

«I più piccoli hanno evidenziato quella che viene chiamata “selettività alimentare”, cioè hanno iniziato a scegliere di mangiare soltanto alcuni cibi, spesso eliminando verdura e frutta; e una sorta di “neofobia”, ovvero paura di cibi nuovi. Alcuni adolescenti hanno manifestato disturbi “sotto soglia", cioè non ancora patologici, di anoressia e bulimia: diciamo che il lockdown ha funto da lente di ingrandimento in alcune situazioni di ansia importante».

Che consigli potete dare, ora che si sta ripartendo sia a livello scolastico che sportivo?

«I ragazzi hanno bisogno di una routine, di ristrutturare il loro vivere e la loro quotidianità. Con le dovute accortezze, è molto importante che riprendano a fare sport e movimento. Inoltre, uscire all’aria aperta soprattutto nelle ore più calde, così da evitare cali della vitamina D, che è molto importante per il sistema immunitario. E’ fondamentale il ruolo dei genitori, affinché promuovano uno stile di vita sano, passeggiate ed escursioni con i figli. Per quanto riguarda l’alimentazione, fare attenzione alla qualità del cibo. E anche alla quantità: e qui ci rivolgiamo anche ai nonni, che spesso abbondano nelle porzioni… Attenzione, insomma, a bilanciare i cinque pasti che strutturano la giornata».

E gli adulti?

«Stesse problematiche, anche se in maniera minore vista la capacità degli adulti di poterle affrontare direttamente. Sui disturbi alimentari hanno influito gli orari sballati, comportando talvolta dei disturbi nel sonno. Alcuni soggetti, già durante il lockdown, hanno avuto consapevolezza di ciò e hanno iniziato a seguire un percorso psico-nutrizionale guidato. Anche le società sportive, dopo uno stop così lungo mai verificatosi prima, hanno compreso la necessità di curare questo aspetto dei propri atleti, nel nostro caso stiamo seguendo il percorso del Real Fabriano di calcio a 5 che ha lo ritenuto utile al pari degli allenamenti tecnici e atletici».

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