Cultura

Nostalgia canaglia versus Gabriele Santarelli

Lo scranno di sindaco

Lo scranno di sindaco

Su Facebook, di recente, ho acceso una discussione sulle possibili candidature a sindaco della prossima tornata elettorale fabrianese. La cosa, ovviamente, non può avere alcuna rilevanza specifica, dato che siamo partiti con tre anni di anticipo e che non è stato adottato alcun criterio scientifico che possa indurre a valutazioni certe. Eppure è bastata una sollecitazione, una provocazione, un input tra il serio e il faceto per scatenare la reazione dell’utenza che ha seguito i post. Alcuni soggetti, da come si muovono, lasciano presumere di essere già in campo per la sfida del 2022, mentre il sindaco attuale, il pentastellato Gabriele Santarelli, se ne sta al suo posto senza muovere le acque. I nomi che circolano sono per lo più vecchie conoscenze, cioè soggetti che hanno fatto della politica una conquista, che sono sempre stati nei meandri della governance cittadina, proiezione di un potere economico e industriale dei quali erano emanazione diretta. Quel mondo, a Fabriano, è finito, ma non è venuto meno, evidentemente, l’appetito politico, il desiderio di occupare lo scranno più alto. Il ricambio generazionale (che personalmente ritengo sia stato alla base della vittoria di Santarelli) risalta nelle opinioni della gente. In una fase critica così pesante, viene considerato una necessità, più che un traino. Per questo penso che il sindaco attuale sia non solo in una botte di ferro, ma che probabilmente non siano neppure maturi i tempi per giudicarlo, visto che è arrivato a meno della metà del suo percorso di primo cittadino (la carica è quinquennale). Torniamo a Fabriano. Il punto è come interpretare le esigenze della società liquida, della fine del capitalismo, del rinnovo dell’economia cittadina, dello sprone al lavoro. Nessuno lo dice. Ecco che spunta la nostalgia di chi vorrebbe riappropriarsi di un ruolo in una fase di stallo in cui l’occupazione subisce uno spaventoso contraccolpo. Chi è stato il volto del passato torna alla ribalta, si fa promotore di iniziative, parla, scrive, partecipa a programmi. Ma le nuove leve, dove sono? Quelle generazioni cresciute nel segno della flessibilità, dell’intuizione, della capacità di adattamento, cosa pensano realmente? Coloro che dovrebbero aprire un orizzonte adattandosi alle richieste del mercato, hanno interesse a vivere qui e non altrove? Il futuro di Fabriano si poggia su queste fondamenta, non su solipsismi e personalismi. La vision e l’interesse globale saranno il sunto di un modo di essere diametralmente opposto a quello degli ultimi cinquant’anni. Ci interessa una politica che prenda per mano le numerose famiglie. Se prima queste potevano vivere nella fascia medio-alta, ora c’è anche chi è ridotto alla povertà. Un aspetto essenziale che la crisi ci pone davanti è l’identificazione dei fabbisogni giornalieri di base senza andare nel superfluo. Dovete scegliere e sacrificare ciò che non vi serve. Se siete in famiglia, dovrete stilare un bilancio familiare che aiuti a far di conto e tenga d’occhio le entrate ma soprattutto le uscite. I costi che vanno oltre le tasse e i tributi, ovvero i costi materiali di vita che incidono sull’andamento del bilancio di una famiglia. Ma perché la politica dia una risposta, vanno interrogati i trentenni, i quarantenni, i cinquantenni, non chi si è avvalso dell’epoca dell’opulenza che non tornerà più. In tale ottica Gabriele Santarelli, giovane anagraficamente, ha una grande opportunità davanti a sé per capire e intrepretare meglio di altri la sua Fabriano. Di oggi e di domani. Sta a lui saper portare un valore aggiunto che lo differenzi, come lo stesso report “Face the work”, elaborato dall’Università di Urbino, chiede a partire dall’osservatorio della condizione giovanile.