Cultura

Come diventare una città turistica?

Fabriano vista dall'alto

Fabriano vista dall'alto

Fabriano ha sempre avuto un’immagine metalmeccanica: una città operaia poco dedita alla cultura e al divertimento e molto impegnata nella fabbriche. Ora che l’imprenditoria locale non esiste più, se non in rari casi che non consentono, però, un sufficiente impiego di personale, da un decennio si è generata una netta discrepanza tra domanda e offerta. Il terziario va rafforzato, ma perché ciò accada ha bisogno del supporto di un turismo culturale a profusione continua. Non ci sono, a Fabriano, eccellenti opere d’arte e straordinari capolavori. Basta andare ad Urbino e visitare la Galleria Nazionale della Marche situata del Palazzo Ducale, per capire come mai si staccano 200.000 biglietti l’anno. I capolavori di Piero della Francesca, Tiziano, Paolo Uccello, Federico Barocci ecc. lo dimostrano, come l’unicità del palazzo con i torricini. L’unico modo affinché Fabriano possa incrementare il turismo culturale è la creazione di grandi eventi, annuali e di spessore internazionale. Ben venga l’arrivo dall’1° al 30 giugno di un’opera di Leonardo da Vinci come l’aver ideato la città dell’acquarello. Ma non basta. Si tratta di iniziative singole che non rientrano completamente in una visione corale, in un’intesa tra istituzioni e cittadini per la realizzazione di un disegno comune. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito, in Italia, ad un’evoluzione senza precedenti del viaggio inteso come esperienza turistica. Il cambiamento si è avuto nella diffusione del prodotto presso fasce di consumatori che nei decenni scorsi non avrebbero mai pensato di fruire di alcuna soluzione commerciale. La motivazione culturale influenza il 40% dei turisti internazionali che visitano il nostro Paese. La spesa complessiva dei turisti “culturali” arriva a 9,3 miliardi di euro, di cui un 60% è generata da stranieri: pertanto la cultura va vista come risorsa e occorre andare oltre il restaurare e l’archiviare. Adesso abbiamo bisogno di onorare il bello in un sistema molto diverso rispetto al passato. Quindi, cosa fare? Creare fucine scientifiche che possano riconnettersi al territorio accompagnate da una logica di integrazione dei dati contenuti in rete e realizzare sistemi di interoperabilità attraverso la digitalizzazione del prodotto culturale. Quindi collaborare definendo strategie di comunicazione, comitati scientifici e pianificazioni tematiche per un cartellone di eventi eccezionali. Ma il comitato dell’Unesco, il Comune di Fabriano, il gruppo di FabrianoinAcquarello e la Fondazione Carifac non agiscano individualmente. Perché non dar vita, finalmente, ad un logo unico, sapendo che è la carta il fiore all’occhiello della città?