Chiesa

Messaggio di Pasqua del Vescovo

Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. (Mt 18, 5-6)


Carissimi fratelli e sorelle,

nel cuore della notte più buia, quando tutto sembra perduto e il silenzio del sepolcro appare definitivo, accade qualcosa che cambia per sempre la storia: la pietra viene rotolata via e il sepolcro è vuoto. Questa immagine non segna la fine, ma l’inizio vero e nuovo di tutto. La Pasqua che celebriamo non è il ricordo lontano di un evento passato, ma una Parola viva che raggiunge anche noi, oggi, in un tempo segnato da ferite profonde. È una Parola che scuote, interroga, invita a guardare la realtà con occhi nuovi, consegnandoci tre segni decisivi: il sepolcro vuoto, la pace e il coraggio.

Il sepolcro vuoto

All’alba, le donne si recano al sepolcro per custodire la memoria di Gesù, rassegnate alla morte come ultima definitiva parola. Ma trovano qualcosa di inatteso: il vuoto. E quel vuoto, che a uno sguardo superficiale può sembrare assenza, è in realtà l’inizio di un principio nuovo. È il segno che Dio ha riaperto la storia e che la vita è più forte della morte. Il rischio più grande per la nostra fede è l’abitudine: trasformarla in routine, svuotarla della sua essenza vitale. L’annuncio pasquale ci scuote: «Non è qui». Gesù non resta dove lo abbiamo lasciato, ma ci precede e ci invita a cercarlo sempre. Quando la fede diventa solo tradizione da conservare, smette di trasformare la vita. Il sepolcro vuoto, invece, ci rimette in cammino. Il Risorto non è rinchiuso in un luogo, ma vive nella storia, là dove la vita lotta per rinascere. Anche quando vediamo solo cenere, sotto la superficie continua ad ardere una forza che nessuna morte può spegnere. E allora chiediamoci: quali sono le pietre che chiudono il nostro cuore? Quali pesi impediscono alla vita, all’amore e alla speranza di passare? La Pasqua è l’invito a lasciare che Dio rotoli via queste pietre. È il passaggio da un cuore chiuso a un cuore vivo. Come Maria di Magdala, anche noi possiamo essere attraversati dalla paura e dallo smarrimento. Spesso corriamo, inquieti, senza accorgerci che la speranza è già davanti a noi. Eppure, che vita è senza la speranza che Cristo ci ha donato? Senza di essa, tutto diventa una corsa affannosa verso qualcosa che non basta mai.

La pace

La Pasqua non è solo una festa del calendario, ma una realtà che interpella la storia. In un tempo segnato da guerre, disuguaglianze e solitudini, l’annuncio della Risurrezione non è una consolazione facile, ma la certezza che Dio non ha abbandonato il mondo. Questo annuncio ci chiama a diventare costruttori di pace. Una pace che non nasce da slogan o da equilibri fondati sulla paura, ma dalla giustizia, dal rispetto della dignità di ogni persona, da scelte concrete orientate al bene comune. Non può esserci pace senza giustizia, né fraternità senza verità. Ogni gesto di giustizia, ogni atto di riconciliazione, ogni scelta di solidarietà è una pietra tolta dal sepolcro del mondo, è un segno che la risurrezione è già all’opera nella storia.

Il coraggio

Viviamo tempi inquieti, attraversati da paure e incertezze. La tentazione più grande è la rassegnazione: pensare che nulla possa cambiare. Il Vangelo di Pasqua ci mostra due discepoli davanti al sepolcro: Giovanni si ferma sulla soglia, bloccato forse dalla paura di quel vuoto. Pietro invece, nonostante il dolore del suo rinnegamento ancora nel cuore, ha il coraggio di entrare. Anche noi conosciamo il timore davanti ai vuoti della vita: una perdita, una delusione, un fallimento, un sogno infranto. Ma è proprio lì che siamo chiamati a entrare, come Pietro, senza fuggire. È lì che può nascere una luce nuova. Risorgere significa permettere a Cristo di abitare i nostri vuoti, perché ciò che sembra fine diventi un nuovo inizio. Affidando a Lui le nostre fragilità, riceviamo un senso nuovo e scopriamo il nostro compito: essere testimoni del sepolcro vuoto, testimoni di una speranza viva. Siamo chiamati a portare questa luce nelle famiglie, nelle comunità, nella società. Non a fuggire dalla storia, ma ad abitarla con speranza, certi che in Cristo ogni cosa può ricominciare. Con questo spirito, mostriamo con coraggio il fuoco della Pasqua, perché il mondo non ha bisogno solo di parole, ma di segni vivi di risurrezione. Con affetto e benedizione, auguro a tutti voi una Pasqua luminosa, colma di fede, di pace e di coraggio.

Il Vostro vescovo
+Francesco