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Riccardo Rosei, “promessa” del tennis fabrianese

Da sinistra l'allenatore Alessio Mantini, il promettente Riccardo Rosei, il preparatore atletico Franco Rosei (il massaggiatore, non in foto, è Vincenzo Cappelletti)

Da sinistra l'allenatore Alessio Mantini, il promettente Riccardo Rosei, il preparatore atletico Franco Rosei (il massaggiatore, non in foto, è Vincenzo Cappelletti)

FABRIANO - Figlio, ma anche nipote “d’arte” nel segno del tennis. Il tredicenne Riccardo Rosei, uno dei primi due/tre 2007 delle Marche e fresco di rappresentativa azzurra, sta raccogliendo grandi soddisfazioni e radiose prospettive, proseguendo il solco di papà Fabio e nonno Franco (il “professor” Rosei) con la racchetta in mano. Tesserato fin da piccolissimo con lo Janus Tennis Club Fabriano, Riccardo Rosei è attualmente 3.2, reduce da un 2020 in cui - nonostante le restrizioni relative al Coronavirus - ha vinto tre tornei Under 14 del circuito regionale City Tennis Tour, è stato convocato per rappresentare la Nazionale italiana di categoria nel “Memorial Servili” di Comunanza (27 luglio - 2 agosto), ha raggiunto la semifinale ai campionati Regionali di categoria e la finale al torneo Under 16 di Viserba e di Jesi, oltre ad altri piazzamenti in tornei Open.

Riccardo, insomma ti stai dando da fare…

«Mi piace molto il tennis, sin da quando a nove anni ho iniziato a giocare un po’ con papà, da lì ho cominciato a praticarlo agonisticamente. Anche nonno mi ha trasmesso la passione: adesso lui mi segue per la preparazione atletica, ha molta esperienza e programma tutta la mia attività fisica durante l’anno».

E i tuoi allenatori chi sono?

«Mi ha sempre seguito Alessio Mantini, con il quale tuttora mi alleno allo Janus Tennis Club di Fabriano per l’intera settimana, con un giorno di riposo, generalmente il giovedì o la domenica. Due volte al mese, inoltre, vado a Fano per gli allenamenti con i tecnici Carlo Polidori e Giovanni Valchera. Riesco a conciliare tutto molto bene con la scuola, frequento la terza media alla “Marco Polo”».

Guardando alle tue esperienze, ci sono incontri che ricordi con particolare piacere?

«Sì, ad esempio un campionato regionale a squadre Under 10 quando, nel doppio insieme a Nadin Barbarossa, vincemmo una partita molto tirata dopo ben undici match-point! E poi il quadrangolare internazionale tra Italia, Svizzera, Ungheria e Spagna a Comunanza, anche quello molto emozionante».

Che tipo di giocatore sei?

«Da fondo campo. Mi piace molto giocare sulla terra. Devo ancora migliorare diverse cose, ma credo di avere qualche chance per fare del professionismo: ci spero e mi piacerebbe. Il piano-B sarebbe diventare maestro di tennis, ma per il momento sogno e inseguo la prima opzione…».