Cultura

Giornata della memoria in biblioteca

La sede della biblioteca di Fabriano

La sede della biblioteca di Fabriano

Le giovani concittadine Alice Cavalieri, Sofia Biagioli e Clelia Conti presenteranno venerdì 27 gennaio, alle ore 15, in biblioteca, nel quadro del progetto «Un’ora di storia locale con LabStoria», una loro inedita ricerca sul tema: «Dalla parte della Resistenza. Pietre di Memoria e Liberazione. Storie di fabrianesi finiti nei campi di concentramento in Germania». Data l’età delle relatrici, sarà certamente un modo diverso per onorare la Giornata della Memoria, istituita con atto legislativo dal Parlamento italiano il 20 luglio 2000, per ricordare l’annientamento del popolo ebraico e le nefaste conseguenze delle leggi razziali del 1933 in Germania e del 1938 in Italia, che furono solo l’apice dei crimini del nazifascismo. Sarà altresì interessante assistervi, perché a tale iniziativa parteciperanno anche gli studenti delle scuole superiori, i veri destinatari del progetto, per avvicinarli allo studio della «grande storia» partendo dalla «microstoria». Per questi nostri giovani, certamente, una cosa è il racconto letto su un libro di storia, altra cosa (e tutt’altra emozione) è sentire la voce e osservare i gesti di chi gli avvenimenti li ha vissuti in prima persona e ora non c’è più. Tuttavia, quando si parla con il cuore e con onestà intellettuale, non è vero che l’impatto del ricordo tenda ad affievolirsi, «perché – come ha scritto il giornalista Giulio Busi su «Il Sole 24 Ore» del 20 gennaio 2018 – il ricordo è una cosa viva, che passa da una generazione all’altra, come una candela serve ad accenderne un’altra (l’immagine è della psicoterapista israeliana Dina Wardi, nda). Chi la guarda non può non vederla, la fiamma. Per quanto buio abbia fatto, allora. E per quante ombre possano ancora scendere, ora». Alice, Sofia e Clelia presenteranno alcune di queste «candele» (o pietre, fa lo stesso) che non si sono mai spente, malgrado su di esse abbia soffiato il vento gelido della guerra, della Resistenza, dei campi di prigionia… Per il ricercatore Luca Gorgolini (in: Memorie ritrovate, il lavoro editoriale, Ancona, 2011), per esempio, il ritardo con cui è uscita una vasta memorialistica sul sacrificio dei soldati impegnati nel fronte orientale e nel mar Egeo, che dopo l’8 settembre si impegnarono nelle Resistenze regionali o che vennero internati nei campi di prigionia tedeschi, è dovuto principalmente al diffuso disinteresse sociale nel dopoguerra per la vicenda degli IMI (internati militari italiani), considerata di minor valore rispetto a quella del partigiano, che invece aveva fatto tutto, e al rinnovato clima politico e storiografico (favorito dai presidenti Ciampi e Napolitano) che ha rivalutato negli anni Ottanta «l’altra Resistenza». Per quanto riguarda Fabriano, si è cominciato a parlare di memorialistica a partire dal 2000, con Tiziano Di Leo (in: Berlino 1943-1945 diario di prigionia, Centro Studi don G. Riganelli, Fabriano 2000); poi con Edgardo Santini (in: Partigiano in Grecia 1943-1944, Centro Studi don G. Riganelli, Urbino, 2002) e Luigi Boselli (in: Appunti e ricordi degli anni di prigionia 1943-44-45, Quattro Venti, Urbino 2003). In quegli anni hanno raccontato i mesi drammatici della loro prigionia nei campi di prigionia tedeschi, in altrettanti memoriali mai pubblicati o in articoli di giornali, anche Edmondo Giontoni, Radames Marani e Ottorino Spalletti, tutti scomparsi. Sulla presenza degli ebrei a Fabriano negli anni 1943-1944, erano invece già note le memorie di Elio Toaff (in: Perfidi giudei, fratelli maggiori, Mondadori, Milano 1987), il giovane rabbino capo della comunità ebraica anconetana che per alcune settimane fu ospite della famiglia di Edgardo Bacchi (a cui dichiarerà eterna gratitudine) in via Roma, davanti al campo di concentramento allestito nel Collegio Gentile. Infine, di recente pubblicazione, è la vicenda di Maurizio Pincherle (in: Maurizio Pincherle, Cronaca di un esilio, affinità elettive, Ancona 2011), noto pediatra ebreo dell’Università di Bologna, che il 19 dicembre 1943, dopo una fuga rocambolesca, trovò rifugio con la famiglia nel piccolo paese di Nebbiano, in una casa degli amici Fibbi-Salvatores. Il nipote Maurizio racconta le vicissitudini del nonno, soffermandosi sul periodo fabrianese, che si protrasse fino al 9 agosto 1944. In quel frangente lo zio Mario Pincherle si arruolò nel gruppo Tigre del tenente Egidio Cardona. C’è da augurarsi che dopo questo nostro progetto, svolto in collaborazione con l’amministrazione comunale e la direzione della Biblioteca R. Sassi, altri concittadini proseguano la ricerca negli archivi di famiglia per portare alla luce documenti utili a ricostruire le vicende dei propri cari nel Novecento. Il LabStoria si rende disponibile a raccontarle e ringrazia le giovani relatrici per il loro impegno!

Terenzio Baldoni, presidente LabStoria