Cronaca

Ancora nubi sulla Jp

La Jp Industries annuncia 345 esuberi, cresce la rabbia di lavoratori e sindacati. E nel corso dell’assemblea che i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno tenuto la settimana scorsa con i dipendenti nella sala-mensa dello stabilimento di Santa Maria, è emersa appieno la contrarietà ad un piano di ristrutturazione che sarà oggetto di un confronto tra parti sociali e azienda il 17 febbraio, ma che comunque i rappresentanti dei metalmeccanici ritengono profondamente sbagliato sotto diversi aspetti, a partire da quello sociale. In sostanza, già la decisione di prevedere un surplus di ben 345 lavoratori sui 595 complessivi impegnati nei due impianti fabrianesi di Santa Maria e del Maragone e in quello umbro di Gaifana testimonia agevolmente la delicatezza della situazione. Non meraviglia, pertanto, che il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli abbia stigmatizzato l’atteggiamento dei titolari di Jp, azienda ammessa al concordato con riserva lo scorso luglio dal Tribunale fallimentare di Ancona. «Un piano che rimandiamo al mittente – ha detto Bentivogli – perché oggi, dopo che a fine anno era stata fatta una richiesta di proroga di 60 giorni per la presentazione del piano di ristrutturazione, ci troviamo con un piano irricevibile e senza prospettive di un partner industriale credibile. Tutto ciò è inaccettabile. Chiediamo a Governo e al ministro Stefano Patuanelli di intervenire». Una posizione dura, che ha trovato conferma pure all’assemblea dei lavoratori. «Aspettavamo di essere convocati dall’azienda – ha rimarcato Giampiero Santoni (Fim) – ed invece solo per vie traverse siamo venuti a conoscenza di un piano che prevede una marea di esuberi. Questa è totale mancanza di rispetto». Il 17 febbraio si andrà a vedere le carte, ma l’intento delle organizzazioni sindacali è chiaro. «Una proposta come questa non è ricevibile per il territorio – ha tuonato Isabella Gentilucci (Uilm) – per cui si deve costruire un percorso che tenga insieme e nel miglior modo possibile tutti i lavoratori». Secondo Pierpaolo Pullini (Fiom), «la soluzione deve essere la continuità dell’azienda. Non si capisce perché l’imprenditore non voglia andare avanti con la continuità di Jp, visto che la cassa integrazione straordinaria, già concessa fino al 31 luglio, potrebbe essere prorogata fino al 23 settembre, dopodichè scatterebbe il nuovo quinquennio di cassa. Il piano ipotizzato prevede che resteranno solo 250 persone, ma va detto che queste non sarebbero assunte tutte subito, bensì a scaglioni. A quel punto che si fa? Si apre un’altra cassa integrazione? E quale prospettiva di lungo periodo ci sarà per la Jp? Il fatto è che l’azienda si sta incanalando in un percorso pericoloso e denso di incognite». Secondo Pullini, «urge il coinvolgimento delle istituzioni ai massimi livelli. La Regione Marche e il ministero dello Sviluppo economico non possono stare a guardare, perché in ballo c’è il futuro di circa 350 famiglie. Se poi consideriamo che si è sempre parlato dell’alto di gamma dell’elettrodomestico come di un settore strategico per l’economia del nostro comprensorio e dell’intero paese, allora è ancora più facile comprendere la necessità di un intervento dei massimi soggetti istituzionali».