Cronaca

Appartamenti per non abbienti

Gli appartamenti in via Ramelli

Gli appartamenti in via Ramelli

Sedici appartamenti nuovi di zecca in via XIII Luglio per famiglie non abbienti da consegnare agli aventi diritto probabilmente a fine anno, ma anche 26 alloggi tra la città e la frazione di Borgo Tufico che nei prossimi anni andranno alle famiglie in difficoltà, una volta liberati dagli sfollati del terremoto. Prova a spingere sull’acceleratore l’Erap, l’ente regionale per le case popolari che lancia segnali importanti per mettere a disposizione dei soggetti in affanno finanziario nuove unità abitative. “I sedici appartamenti di viale XIII Luglio – sostengono da Erap – sono in fase di ultimazione. Il Covid ha rallentato l’iter, ma contiamo nello spazio di poco tempo di completare la costruzione di immobili peraltro di importante qualità, sia in termini di resistenza sismica, sia di classe energetica”. A queste costruzioni ormai quasi in dirittura di arrivo nelle immediate vicinanze della sede Guardia di Finanza si aggiungeranno i trenta appartamenti acquisiti in tempi recenti dallo stesso ente regionale, in cui attualmente sono ospitate le famiglie uscite dalle proprie abitazioni causa sisma 2016. Si tratta di venti alloggi di proprietà dell’Erap in via Ramelli, dunque in centro a Fabriano, e di sei nella frazione di Borgo Tufico: da marzo 2019 quegli immobili sono appunto occupati da chi ha perso il bene primario causa terremoto, ma una volta che saranno ricostruite le loro residenze originarie l’Erap provvederà a nuove, definitive assegnazioni a famiglie in stato di affanno economico. Anche in vista dei nuovi arrivi la commissione consiliare guidata da Andrea Giombi sta lavorando alla proposta presentata dall’esponente di centro-destra Vincenzo Scattolini di fissare paletti più in linea con quelli regionali, inserendo requisiti legati anche agli anni di permanenza sul territorio per vedersi assegnate le case. Il dibattito politico sulla questione si era già acceso lo scorso anno, quando in particolare la Lega fece pressione per rivedere le norme, in quanto nella graduatoria pubblicata a luglio 2016 sulle 213 famiglie totali che hanno dimostrato di avere i requisiti, consistente è stata la maggioranza di stranieri (146) rispetto agli italiani (67). Nelle prime dieci posizioni figurano sette soggetti stranieri e tre italiani. Da qui le riunioni della commissione consiliare, in qualche circostanza anche con il confronto di sindacati e rappresentanti delle categorie, per arrivare alla modifica di alcuni parametri, dopo che nei mesi scorsi era stata la Lega per prima a scendere in campo, segnalando il caso.