Cultura

La fontana di S. Domenico: la memoria urbana

A volte accade che manufatti urbani, pur non vantando un alto pregio artistico o una lunga storia, diventino improvvisamente protagonisti della discussione cittadina. Succede quando si trovano in aree che, grazie all’attività meritoria di realtà commerciali, sono tornate a essere fulcro della socialità, oppure semplicemente perché si collocano lungo itinerari urbani quotidiani. È il caso della fontana di San Domenico, nell’accogliente e frequentata piazza Quintino Sella, tornata sotto i riflettori per due motivi: da un lato, il suggestivo video realizzato da Mario Procaccini con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, capace di dare vita, anche solo per pochi istanti, a un’immagine d’epoca; dall’altro, l’annuncio della Giunta comunale sull’avvio del procedimento per la stesura di un progetto di recupero della stessa. Il restauro di un’opera, anche se di modesto valore artistico, è sempre un atto meritorio. Tuttavia, si auspica che lo stesso impegno venga riservato anche a beni di ben più rilevante importanza storica e architettonica. Due esempi emblematici, tra i tanti che si potrebbero citare, sono l’Oratorio dei Beati Becchetti, che custodisce l’affresco “L’Albero della Vita” di Lorenzo Salimbeni, risalente alla fine del XIV secolo, e il Ponte di San Lorenzo, anch’esso di origine medievale. Entrambi versano in una situazione di incertezza, poiché il tempo e la prolungata trascuratezza rischiano di imprimere segni sempre più evidenti. Tornando alla fontana di San Domenico, va ricordato che la sua realizzazione risale al 1887, quando venne costruita in sostituzione di una fonte più antica. All’epoca, l’acqua corrente nelle abitazioni era assente, così la fontana serviva a fornire acqua agli abitanti delle aree limitrofe e ad abbeverare gli animali che attraversavano quotidianamente Fabriano: cavalli, asini, ovini e bovini. I più curiosi potrebbero chiedersi se l’attuale fontana riprenda le forme della precedente. Purtroppo, le prime fotografie della città risalgono a qualche decennio dopo il 1887, quindi da questo punto di vista non avremmo risposte. Ma non tutto è perduto, considerato che prima della fotografia esisteva un’altra forma d’arte che, in un certo senso, la anticipava: la pittura descrittiva, capace di offrire scorci fedeli della realtà. Grazie all’architetto Alessandro Carancini e alla sua pubblicazione del 2014 “Geografia di una città: Origine ed evoluzione storica dei due castelli e delle mura di Fabriano”, siamo venuti a conoscenza di un dipinto a olio su tela conservato ad Ancona, presso il Palazzo del Senato, che descrive con dovizia di particolari la piazzetta di San Domenico e sul quale si legge, per mano dello stesso autore: “N. NICOLELLI DIPINSE DAL VERO 1869”. Nel dipinto, sorprendente per il suo realismo, si distinguono chiaramente le fattezze della fonte precedente: ribassata di qualche gradino rispetto al piano stradale, con una vasca semplice e di altezza contenuta, verosimilmente concepita per facilitare l’abbeveraggio degli animali. Al centro, una struttura globulare da cui sgorgava abbondante acqua tramite cannelle laterali. È plausibile che questa fonte fosse per lo meno di qualche secolo più antica rispetto alla data del dipinto. Andrea Carancini, figlio dell’architetto, mi ha raccontato che nel 1998 suo padre propose all’allora sindaco di Fabriano di ripristinare la fontana secondo le forme raffigurate nel dipinto di Nicolelli, affinché si integrasse meglio con il contesto architettonico circostante. La proposta, purtroppo, non venne accolta. Eppure, oggi, alla luce del nuovo progetto di restauro e dell’avanzato stato di corrosione chimica ed esfoliazione superficiale della struttura lapidea, quell’idea potrebbe tornare attuale e offrire una soluzione più coerente con la storia e l’identità del luogo. Infine, qualche parola sull’architetto Alessandro Carancini, scomparso nel 2015. Le sue pubblicazioni continuano a essere un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia approfondire il contesto urbanistico del centro storico di Fabriano. Con grande curiosità e attesa, accogliamo quindi la notizia della pubblicazione postuma di un suo libro autobiografico, curato dal figlio Andrea: un’opera che l’architetto ha lasciato conclusa, scritta a mano e arricchita da fotografie originali, che racconta la sua infanzia e la sua giovinezza, con Fabriano come scenario principale.

Fabrizio Moscè