Cultura

Il ritorno della tela a Fabriano

E’ notizia di questi giorni che la grande tela “Sacra famiglia” rimarrà in esposizione permanente alla Pinacoteca Molajoli. L’opera era ritornata in città in occasione della mostra “La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento” tenutasi nel 2019, ora grazie alla volontà e al lavoro diplomatico dell’assessore alla cultura Ilaria Venanzoni e della direttrice della Pinacoteca Francesca Mannucci è stato firmato l’accordo con la pinacoteca di Brera, che prevede di prolungare il prestito per almeno i prossimi dieci anni. Ripercorriamo la storia. Il dipinto circa duecento anni fa era stato requisito dalle truppe napoleoniche e portato a Milano. Al tempo, dopo le soppressioni di chiese e conventi del 1810-11, molte furono purtoppo le opere che furono sottratte agli istituti religiosi, alcune andarono disperse, quelle di maggior rilievo artistico presero invece la strada del capoluogo lombardo, tra esse anche il noto Polittico di Valleromita di Gentile da Fabriano un tempo conservato presso l’Eremo di Valdisasso. Il progetto del Bonaparte, “Imperatore dei Francesi e Re d’Italia”, era infatti quello di realizzare nel Palazzo di Brera, sede dell’Accademia di Belle Arti, un museo di stampo illuminista che testimoniasse l’intero sviluppo dell’arte del Regno d’Italia. I dipinti, quasi tutti pale sacre, provenivano dai dipartimenti emiliani, marchigiani e veneti: con particolare predilezione di quelli che, per dimensione ed impatto scenico, potessero connotare la galleria in senso monumentale. Anche la «Sacra Famiglia con San Carlo, San Francesco d’Assisi, Santa Chiara e Santa Lucia», questo è il titolo completo dell’opera, seguì dunque questo destino. Olio su tela, restaurata nel 1990, negli ultimi anni era conservata nei depositi di Brera. Un dipinto di impostazione talmente “veneziana” da essere in passato erroneamente attribuito al Veronese. Venne realizzata nel 1627 da Carlo Bononi per la chiesa fabrianese di San Giuseppe delle Cappuccine. L’autore, Carlo Bononi (Ferrara, 1569 – 1632) è considerato uno dei principali esponenti della scuola ferrarese. Si formò artisticamente sotto la guida di Giuseppe Mazzuoli, noto come “il Bastarolo”. Pittore di emozioni e sentimenti, ma anche straordinario naturalista, manierista, tra i precursori dello stile Barocco. Il maestro ferrarese ritenuto un tempo un artista minore, è stato di recente oggetto di un approfondito studio critico che ha riportato i suoi dipinti al livello di quelli di Guercino, Carracci e Guido Reni. Tele coeve a quella fabrianese sono esposte in musei del calibro della Galleria Estense di Modena tra cui una «Sacra Famiglia con le SS. Caterina, Barbara e Lucia» commissionata nel 1626 dalla duchessa Eleonora d'Este. Siamo di fronte, utilizzando le parole del critico dell’arte Rodolfo Pallucchini, a “capolavori della piena maturità del pittore, che vi prodiga le fantasiose risorse del colorismo della tradizione ferrarese, arricchendolo delle esperienze luministiche correggesche”. Grande il valore artistico dunque, e come detto grandi anche le dimensioni, tre metri e trenta centimetri di altezza per due di larghezza, tanto che per collocare l’enorme pala nel complesso del Buon Gesù è stato necessario utilizzare una gru e calarla dall’alto, dato che non era possibile farla entrare dalla porta principale. Un doveroso cenno va anche al luogo per cui il dipinto fu realizzato, individuato dagli studiosi locali nel convento di San Giuseppe delle Cappuccine. Ciò sia per la presenza nella tela della figura di Santa Chiara, fondatrice delle clarisse, ma anche per la data di esecuzione. La prima comunità delle clarisse cappuccine fabrianesi fu infatti costituita con documento del 18 agosto 1626 e proprio nell’anno successivo le suore entrarono nel nuovo convento. Il convento si trovava nell’angolo tra le attuali Vie G.B.Miliani e Via della Ceramica. La tela fu commissionata probabilmente da un nobile famiglia fabrianese o forse dagli stessi membri della locale confraternita del SS. Sacramento, che si erano allora assunti l’incarico del mantenimento delle religiose. Tra le abitatrici, morì qui in odore di santità Suor Costante Maria Castrica (1670-1736) cui furono attribuite miracolose guarigioni nonché il dono di predire accadimenti. Con la soppressione del 1810 le religiose furono costrette ad abbandonare la loro dimora. Erano allora 18 suore, 6 converse e 4 oblate. Il complesso fu quindi trasformato divenendo in parte abitazione privata, in parte carcere mandamentale di Fabriano, in parte fabbrica di ceramica. Qui il nobile Antonio Ronca (1795-1867), colonnello della milizia pontificia, comandante della Guardia Nazionale nel 1831, sindaco di Fabriano (1863-1866), aprì nel 1834 la sua fabbrica di terraglie artistiche che tenne per dieci anni fino al 1844, quando la diede in affitto a Raffaele Maruti che incrementò notevolmente la produzione. Nel 1857 Rinaldo Miliani e suo figlio Cesare acquistarono lo stabile e i macchinari per 1.500 scudi romani. Essi portarono la produzione a livelli sempre più competitivi sul mercato ottenendo molte onorificenze e riconoscimenti: Esposizione Universale di Parigi (1867), Esposizione Campionaria di Torino (1871), Esposizione Mondiale di Vienna (1873) … soltanto per citare le più importanti.

Aldo Pesetti