Bambini ed emergenza Coronavirus: dieci consigli ai genitori per un approccio corretto
FABRIANO - «La paura è un’emozione normale, in un periodo difficile come questo caratterizzato dall’emergenza Coronavirus, in cui percepiamo una minaccia sconosciuta, rara e nuova, tanto da considerarla più grande di noi, con l’aggiunta di una sovraesposizione mediatica di informazioni allarmistiche - a parlare è Lorenzo Mariani, psicologo fabrianese. - La paura, non dimentichiamolo, è infinitamente importante, perché ci prepara fisiologicamente ad affrontare ciò che percepiamo come una minaccia. Il problema è quando questa paura si amplifica, diventa eccessiva e si trasforma in panico, che, a differenza della paura, non è utile, è una reazione incontrollata che ci rende meno lucidi, incapaci di pensare e affrettati nell’agire. Il rischio di lasciarsi prendere dal panico è anche quello di andare incontro a comportamenti inadeguati nei confronti dei bambini, i quali hanno meno strumenti di noi per comprendere la complessità della situazione».
Cosa fare, allora? Lo abbiamo chiesto proprio al dottor Mariani, circoscrivendo la domanda soprattutto a come approcciarsi con i più piccoli in tempo di Coronavirus.
Lo psicologo fabrianese insieme alla collega dottoressa Simona Lupini, tra l’altro, in qualità di collaboratori della scuola calcio Fortitudo Fabriano Cerreto, avevano già affrontato l’argomento fornendo alcune indicazioni ai più piccoli del settore giovanile, consigli che di buon grado su nostra richiesta hanno accettato di condividere anche tramite la nostra testata.
«Si tratta di suggerimenti destinati a famiglie con bambini di un’età compresa fra i cinque e i dieci anni, che seguono le linee guida del Consiglio Nazionale dell’Ordine - prosegue il dottor Mariani. - La vita dei bambini, in queste settimane, è drasticamente cambiata, come per tutti del resto. Ma con i soggetti di questa fascia di età è necessario approcciarsi in un certo modo: hanno visto improvvisamente stravolta la loro ritualità, ecco qualche linea guida che può essere utile da seguire».
1) Dare un senso a ciò che sta accadendo, fornendo spiegazioni semplici e chiare sul perché siamo tutti a casa, perché non si può andare a scuola, non si può fare sport e non si può giocare al parco con gli amici.
2) Comunicare con un linguaggio adeguato alla loro età, senza paroloni o numeri. Informazioni semplici, arricchite da esempi e metafore adeguate.
3) I bambini usano quotidianamente il gioco e il disegno per dare senso a ciò che vivono. Si possono perciò inserire questi strumenti nel momento in cui si risponde alle loro domande, per dare loro un senso di controllo sul fenomeno.
4) Non solo il verbale, attenzione al linguaggio del corpo. I bambini sono abilissimi a captare le ansie dei genitori, è importante dunque essere coerenti, parlare loro senza trasmettere paura. A tal riguardo, nascondere informazioni o mentire crea loro ancora più confusione e angoscia.
5) Accogliere le loro ansie e preoccupazioni, non sminuirle o banalizzarle con frasi del tipo “non ci pensare” o “pensa alle cose belle”.
6) Spiegare che ci sono tanti professionisti che si stanno adoperando per trovare una cura e che anche ognuno di noi può contribuire ad aiutarli, rimanendo a casa per diminuire il contagio (anche in questo caso, giochi e disegni sono validi strumenti d’aiuto).
7) Promuovere una nuova routine. I bambini infatti sono estremamente abitudinari, i ritmi delle loro giornate sono scanditi prevalentemente dall’andare a scuola e dallo sport e rompere questa routine crea loro angoscia e senso di dispersione. È nella prevedibilità del quotidiano che i bambini possono ritrovare la sicurezza, perciò è bene stabilire una serie di attività e ricorrenze quotidiane, che il bambino possa far sue in questo periodo.
8) Promuovere un insieme di regole, poche e semplici magari, ma fatte rispettare con autorevolezza. I bambini hanno bisogno, ora più che mai, di sentire che il sistema “tiene”. È importante aiutarli a responsabilizzarsi anche sulle regole comportamentali da seguire rispetto all’attuale emergenza sanitaria (lavarsi le mani, non toccarsi occhi, naso, ecc.).
9) Essere i loro compagni di gioco. L’isolamento comporta la possibilità di sperimentare modalità di stare insieme che normalmente non sono possibili, a causa della velocità e della frenesia del nostro abituale stile di vita. Non si è mai troppo adulti per giocare ed essere creativi.
10) Tenersi informati, si, quotidianamente e da fonti ufficiali. Ma non parlare sempre e solo di Coronavirus. È necessario proteggere i bambini dalla continua esposizione mediatica al fenomeno, colma spesso di irrazionalità e allarmismi. Passare il tempo con i propri figli, senza che il Coronavirus sia costantemente presente dentro casa.
«La comunità degli psicologi italiani è vicina a tutta la popolazione in questi giorni di difficoltà - conclude il dottor Mariani. - Se ritenete che la paura, vostra o dei vostri figli sia eccessiva e vi crea disagio, non abbiate timore di parlarne e chiedere aiuto a un professionista. Molti psicologi, anche vostri concittadini, sono a disposizione telefonicamente o attraverso piattaforme online per interventi a distanza».


















