Tuteliamo il fiume Giano
Lui c'era prima. C'era quando, mille e mille anni fa, le sue acque serpeggiavano spumeggianti tra le foreste primordiali dell’Appennino. Lui c'era, prima che alcuni uomini si raccogliessero lungo le sue rive, edificandovi intorno le loro prime case e i loro castelli. Lui c'era, prima che lo intitolassero inopinatamente a Giano, dio bifronte, forse per giustificare l'origine dubbia del nome della loro città, Fabriano, chiamata per l'appunto “Faber in Jano” anche perché fabbri erano, probabilmente, i primi lavoratori posti lì intorno. Lui c'era, prima che le donne si chinassero sulle pietre lisce delle sue rive a lavare i panni delle loro famiglie. Lui c'era, prima che la sua acqua alimentasse con il suo scorrere gli opifici della città, compresi quelli destinati a fabbricare la carta, ma soprattutto a costituire della carta una fondamentale materia prima. Lui c'era, prima che la città antica prelevasse parte del suo corso per farne canali da trarne acqua per le sue grandi e piccole attività economiche e, anche, in tempi di antiche guerre, per riempire fossati a difesa delle sue mura. Lui, insomma, c'era prima che Fabriano cominciasse a dipanare la sua storia, accompagnandola nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, nei successi e nelle sconfitte. Nei secoli, la città gli è cresciuta intorno e sopra,con la sua acqua che fluisce sotto le vie e le case, appoggiate spesso a robuste volte di ponte. E Lui, oggi, c'è ancora, nel suo scorrere perenne, talvolta piccolo ruscello impoverito dalla secca, talaltra esondato dalle piene ad invadere le case e i negozi circostanti. Ora, che la città si è fatta grande e moderna (così dicono…) Lui sembra essere diventato un inutile ingombro, come i ruderi di certe nostre mura antiche, che talvolta si è cercato di “modernizzare” distruggendoli definitivamente. E questo “inutile ingombro”, non potendolo demolire, si sta cercando di nascondere con pietose coperture, di mattoni e cemento, per eliminarne, si dice, i fanghi sporchi, i cattivi odori e i rischi di inondazione. E' come nascondere il malato per evitare l‘onere di curarlo. O come combattere la diffusione dei topi (quelli grossi…) concentrandoli sotto un oscuro e inaccessibile rifugio. Ma forse, anche per il nostro piccolo fiume è arrivato il tempo di prenderlo sul serio. Il tempo, cioè, di scoprire anziché coprire; scoprire il Giano prima di perderlo definitivamente nel buio del suo corso sotterraneo.
Mario Bartocci












