Chiesa

Proseguono i lavori sul Sinodo

Dopo le feste di Natale che ci hanno regalato una meritata pausa, ripartono a pieno ritmo i lavori del Sinodo diocesano, che dopo la prima fase di ascolto nelle varie Vicarie delle due Diocesi di Fabriano-Matelica e Camerino-San Severino, adesso vedono coinvolte le zone pastorali e gli uffici delle Diocesi. Nella prima fase sono stati tantissimi i contributi arrivati dalle Diocesi: alcune parrocchie hanno fatto il loro sinodo interno, associazioni tra le più svariate hanno approfittato di questo momento per costruire il loro percorso annuale alla luce della riflessione sinodale e anche singoli laici hanno fatto pervenire il loro contributo per far sentire la loro voce. Come Vicario Pastorale mi ritengo molto soddisfatto del lavoro svolto finora, ma adesso la parte che più mi preoccupa è quella della sintesi, perché ci tengo a fare in modo che nessuna voce sia messa da parte, ma che il documento da redigere sia davvero una voce corale delle tante parti del corpo diocesano. Ora per me si apre la fase dello studio nelle zone pastorali della vicaria di Fabriano, di un progetto da sottoporre al Vescovo e ai sacerdoti della diocesi a fine anno pastorale, per poter definire un percorso decennale volto a riformare il volto di alcune realtà per poter essere sempre di più, come Chiesa, attenta ai bisogni del territorio. Questa fase si svolgerà mettendo in comunicazione le parrocchie delle varie zone pastorali, attraverso il consiglio pastorale di ogni comunità, così da poter guardare insieme al futuro di una chiesa che ha sempre meno sacerdoti e che deve dare spazio al laicato impegnato e formato. Nel mese di febbraio ci saranno questi incontri che termineranno poi con la stesura di un documento che riassuma tutto ciò che dai vari sinodi particolari è emerso, e di un progetto di pastorale integrata che tenga conto delle necessità delle comunità cristiane delle frazioni del territorio. Mi auguro che tutto questo lavoro porti alla consapevolezza che siamo il Corpo di Cristo tutti insieme, ognuno con la sua specificità e particolarità, la sua bellezza era sua ricchezza, i suoi pregi e le sue virtù. Siamo segno di una Chiesa in ascolto e in cammino. L’atteggiamento di ascolto non può limitarsi alle parole che ci scambieremo nei lavori sinodali. Il cammino di preparazione a questo momento ha evidenziato una Chiesa “in debito di ascolto” anche nei confronti dei giovani, che spesso dalla Chiesa si sentono non compresi nella loro originalità e quindi non accolti per quello che sono veramente, e talvolta persino respinti.  Questo Sinodo ha l’opportunità, il compito e il dovere di essere segno della Chiesa che si mette davvero in ascolto, che si lascia interpellare dalle istanze di coloro che incontra, che non ha sempre una risposta preconfezionata già pronta. Papa Francesco nel suo discorso di apertura al Sinodo dei Giovani del 2018 dice che «Una Chiesa che non ascolta si mostra chiusa alla novità, chiusa alle sorprese di Dio, e non potrà risultare credibile, in particolare per i giovani, che inevitabilmente si allontaneranno anziché avvicinarsi.  Usciamo da pregiudizi e stereotipi. Un primo passo nella direzione dell’ascolto è liberare le nostre menti e i nostri cuori da pregiudizi e stereotipi: quando pensiamo di sapere già chi è l’altro e che cosa vuole, allora facciamo davvero fatica ad ascoltarlo sul serio».  Come si realizza oggi, quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata? Il Papa nella “Evangelii Gaudium” al numero 51 risponde dicendo: è opportuno chiarire ciò che può essere un frutto del Regno e anche ciò che nuoce al progetto di Dio. Questo implica non solo riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo, ma – e qui sta la cosa decisiva – scegliere quelle dello spirito buono e respingere quelle dello spirito cattivo. Una sintesi non è un semplice riassunto, ma un raccogliere insieme gli aspetti che maggiormente ci interpellano. Si tratta di riprendere la dinamica del discernimento in atteggiamento di preghiera:  Riconoscere: far emergere i punti più importanti di quanto emerso sul «camminare insieme», sia che siano stati condivisi da molti, sia per il consenso su qualcosa che anche uno solo ha messo in evidenza ma che ha colpito molti (non è una questione di maggioranza!).  Interpretare: entrare più in profondità possibile (secondo le situazioni) su questi punti per cogliere la presenza dello Spirito di vita. È importante integrare le diverse prospettive; anche i contributi di chi ha posizioni differenti possono aiutare ad arricchire la comprensione.  Scegliere: tra le tante cose emerse, che cosa è significativo condividere all’interno del  cammino sinodale e quali materiali aggiuntivi raccogliere. In modo particolare se ci sono narrazioni interessanti vale la pena annotarla o chiedere a chi la ha raccontata di consegnarla.  Prima di considerare la sintesi conclusa è importante la «restituzione» che permette di aggiustarla in modo che tutti vi si riconoscano. Si tratta di costruire una strada (o una sintesi) in cui tutti possano sentirsi in qualche modo a proprio agio.

Don Umberto Rotili