Chiesa

Il messaggio di Natale del Vescovo

Carissimi fratelli e sorelle,

anche nella notte di Natale, la Parola di Dio ci consola e ci interroga. Questo evento provoca così profondamente la nostra coscienza che ci sentiamo quasi “giudicati” dal tribunale della storia. Ma sappiamo bene di non essere di fronte a un giudice severo, bensì a un Bambino inerme, scaldato dal fieno di una mangiatoia. Da questo luogo santo non usciamo condannati, ma interiormente rinnovati e con la speranza certa che siamo ancora in cammino.

In questo Anno Giubilare, la speranza è risuonata costantemente attraverso le parole dell’Apostolo Paolo a Tito: «È apparsa la grazia di Dio… che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2,11-13). Questa grazia non è un’idea astratta, ma ha la carne e il volto di Gesù la cui venuta al mondo è uno stimolo potente per la nostra rinascita personale e comunitaria, una provocazione a riscoprire i valori fondanti della nostra fede e del nostro impegno nel mondo.

Paolo, quindi, ci consegna tre parole che si illuminano a vicenda: giustizia, sobrietà e pietà, tre dimensioni inseparabili della vita evangelica.

La giustizia di Dio non rimanda ad un rigido insieme di leggi, ma evidenzia la scelta divina di stare accanto a chi è più fragile. Dio nasce dove la vita è più vulnerabile: non nei palazzi, ma nella mangiatoia; non tra i potenti, ma tra i poveri. La sua giustizia si schiera, si china e non giudica mai dall’alto.

Discepolo di questa giustizia è Giuseppe, l’uomo che il Vangelo descrive come giusto (Mt 1,19). Egli non applica rigidamente la legge, ma ascolta l’ispirazione interiore con rispetto e tenerezza. Di fronte al mistero incomprensibile della gravidanza di Maria, Giuseppe rinuncia alla logica del possesso che ancora oggi genera violenza e trasforma la relazione in controllo. Egli ci ricorda che l’amore non stringe e non soffoca, ma libera, protegge e fa crescere. La giustizia non considera l’altro come una proprietà, ma lo custodisce come un dono. Per questo il suo silenzio è più eloquente di qualsiasi parola: non accusa, non giustifica sé stesso, non ferisce, tratta l’altro sempre e solo come mistero.

Dal Natale nasce dunque la giustizia che crede sempre nell’azione di Dio, che sa farsi carico della fragilità del prossimo nel quale Dio è già all’opera. Una giustizia fatta non di parole solenni, ma di volti: il volto della donna che cerca dignità; della famiglia che non arriva alla fine del mese; dell’anziano che si sente dimenticato; del malato che ha bisogno di cura e compagnia; del giovane che guarda avanti e spesso vede il futuro come un peso da sopportare e non come un luogo abitato da Dio. Ecco perché, quando parliamo di ingiustizia, non parliamo di grafici e statistiche, ma di esistenze e comunità afflitte dal lavoro precario, da una sanità al tracollo, da una giustizia riservata a pochi…

La giustizia si declina nella sobrietà evangelica che non è rinuncia deprimente, ma libertà di non lasciarsi ubriacare da ciò che offusca lo sguardo: il successo, il potere, il giudizio affrettato. La sobrietà è la capacità di vedere oltre i numeri, di ascoltare senza sovrapporre le proprie paure, di scegliere ciò che fa crescere e non ciò che illude, di vivere relazioni senza possesso. Una comunità sobria è una comunità che non spreca parole, non alimenta conflitti sterili, non rincorre apparenze, ma costruisce, custodisce, ricompone. È la sobrietà del Dio che nasce bambino e che nel poco rivela il Tutto.

La giustizia si completa infine con la pietà. Nella Scrittura, la pietà non è lo scrupolo inutile, ma un atteggiamento che lega l’amore per Dio alla cura dell’uomo, specialmente quando la sua dignità è calpestata. Vivere con pietà significa onorare l’uomo come icona di Dio. La pietà si declina con la solidarietà, un termine caro al venerabile don Tonino Bello che così la descrive: «la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune…perché tutti siamo veramente responsabili di tutti». Così la giustizia genera la solidarietà evangelica che trasforma il modo di vivere, di usare il tempo, di decidere, di partecipare alla vita pubblica. Non è fatta di emozioni e sentimentalismi, ma di gesti concreti e stabili. È la scelta di non lasciare indietro nessuno, di ascoltare prima di giudicare, di intervenire sulle cause dell’ingiustizia e non solo sui loro effetti. Questa è la traduzione sociale della giustizia di Dio che dialoga con la grammatica dell’indignazione e non con quella della rassegnazione.

La pietà non è commiserazione, ma è il sentimento che ci rende solidali con il prossimo senza neutralità o indifferenza, ma prendendo posizione e lasciandoci coinvolgere, anche come comunità cristiana, nella storia e nella sofferenza umana. Anche a livello diocesano, dobbiamo imparare ad accogliere, a costruire luoghi e relazioni in cui nessuno si senta escluso, a camminare con i poveri, ad ascoltarli e a lasciarci evangelizzare dalla loro forza. Il mistero del Natale chiede una Chiesa che non resti ai margini come spettatrice inerme della storia, ma una Chiesa che scenda in strada, perché Dio continua a farsi carne nei dolori dell’umanità, nelle lacrime non viste, nelle istanze senza voce.

Carissimi, poiché il Natale ci chiama a una fede incarnata e concreta, i miei auguri si trasformano allora in preghiera per la nostra comunità cristiana, affinché abbia occhi capaci di scorgere la luce dove sembra esserci solo fragilità e affinché non si abitui mai al dolore altrui, ma sappia rinnovare una speranza forte che non si arrende mai perché fondata nel Dio incarnato. Vi auguro la gioia dei piccoli gesti e il coraggio di credere in una società più giusta.

A tutti coloro che, con ruoli diversi, si spendono per il bene comune, rivolgo l’augurio che possano trovare nel loro lavoro il sostegno dei cittadini, la solidarietà dei collaboratori, il rispetto degli avversari, il consenso degli ultimi, la benedizione di Dio.

Il Bambino di Betlemme, volto della giustizia di Dio, accenda, custodisca, sorprenda, rinnovi nella nostra vita la luce dell’Amore di Dio che rialza, sostiene, consola e ci fa riprendere il cammino. Con affetto e con la mia benedizione,

                                                                                                                                              Buon Natale!

                                                                                                                               dal vostro Vescovo +Francesco