Don Ciotti e la centralità della relazione
Non una passerella istituzionale, ma un autentico "giro di boa" che salda un percorso sociopedagogico strutturato, formativo e permanente sul territorio dell'Ambito Territoriale Sociale 10. Il 10 giugno, la Sala Consiliare del Palazzo del Podestà di Fabriano ha ospitato l’incontro pubblico “La comunità educante in azione: risposte condivise alle sfide educative contemporanee”, che ha visto la partecipazione straordinaria di Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, e di Angela La Gioia, presidente dell’Università della Strada del Gruppo Abele. L'evento ha rappresentato il momento di restituzione e rilancio del lavoro costruito in questi mesi da istituzioni, scuole, associazioni, famiglie ed educatori, consolidatosi dopo la firma del Patto Educativo Territoriale di Comunità.
DON LUIGI CIOTTI: «DAI COMPORTAMENTI ALLE EMOZIONI» Il suggello carismatico del pomeriggio è arrivato dalle parole di Don Luigi Ciotti, che ha scosso la platea rifiutando ogni personalismo: «Oggi qui non è venuto don Ciotti. Io rappresento un "Noi", non un "Io". Diffidate sempre dei navigatori solitari e di chi dice di sapere e avere capito tutto. Solo se uniamo le nostre fragilità le trasformiamo in una forza etica, sociale e culturale profonda, orientata al servizio per il bene comune». Sulla natura profonda del rapporto educativo, il fondatore di Libera ha regalato una riflessione straordinaria: «L'educatore deve saper stare in una relazione profonda. Se all'interno della parola relazione andiamo a togliere il "re" – inteso come qualcuno che comanda, decide o si impone dall'alto – quello che ci rimane è la pura azione. Un'azione che ci unisce e ci arricchisce a vicenda, da una parte e dall'altra. Oggi più che mai gli adolescenti cercano adulti significativi, capaci di offrire ascolto autentico e di restare stabilmente in relazione con loro. Il fenomeno del ritiro sociale e l'uso smodato degli smartphone non nascono da internet. Internet è stato l'effetto, spesso l'unica ancora di salvezza, per ragazzi che scappano da una realtà che non sopportavano più: una scuola basata sulla prestazione invece dell'apprendimento, una società incentrata sulla visibilità e sul successo che li fa sentire invisibili. Si inventano una vita online a compensazione di quella reale che li ha privati di legami affettivi solidi. Tocchiamo con mano l'agonia spirituale, morale, politica di un'epoca malata di individualismo, seme dell'indifferenza e della rassegnazione. E proprio l’indifferenza è il male più grave con cui oggi possiamo confrontarci: un ostacolo al cambiamento, che anestetizza le coscienze. L'apprendimento più urgente di cui abbiamo bisogno non è quello dei comportamenti o delle regole formali, ma l'apprendimento ad amare e alle emozioni: dobbiamo unire le nostre fragilità, le comunità nascono perché ci si mette insieme, insieme per camminare».


















