S. Benedetto, patrono d'Europa
In occasione della ricorrenza della festa liturgica di San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa, sabato 11 luglio, potrebbe essere motivo di conforto, per la situazione difficile che l’Europa e il mondo stanno vivendo, la conoscenza di un episodio della sua vita narrato da papa Gregorio Magno († 604). Il santo papa narra nel libro secondo dei Dialoghi, capitolo 17, che il monaco Teoprobo, entrato un giorno nella piccola stanza di San Benedetto, lo trova a piangere con angoscia. Dapprima si trattiene dal disturbare con la sua presenza, ma costatando che il lamento si prolunga in modo sconsolante, si fa avanti e domanda al Maestro in lacrime il motivo di tanta afflizione. Benedetto risponde immediatamente: «Tutto questo monastero che ho costruito e tutte le cose che ho preparato per i fratelli, per disposizione di Dio onnipotente sono destinate in preda ai barbari. A gran fatica sono riuscito a ottenere che, di quanto è in questo luogo, siano risparmiate le vite. Le parole che allora Teoprobo ascoltò, noi le vediamo oggi avverate. Ci è giunta difatti la notizia che proprio di recente il monastero è stato distrutto dai Longobardi. Sono entrati difatti in monastero di notte, durante il riposo dei fratelli, hanno rapinato ogni cosa, ma non sono riusciti a impadronirsi di una sola persona. Dio onnipotente ha così mantenuto quel che aveva promesso al fedele servo Benedetto, che cioè dando il monastero in balìa dei barbari, avrebbe però custodito le vite». E San Gregorio annota: «Mi sembra che in questa circostanza Benedetto possa paragonarsi all’apostolo Paolo: allorché tutte le cose della sua nave andarono in fondo al mare, egli ottenne la consolazione di veder salva la vita di tutti quelli che lo accompagnavano». Il monastero di Montecassino fu distrutto almeno quattro volte: nel 577 dai Longobardi (è la distruzione ricordata da San Gregorio Magno): tutti i monaci, incolumi, si rifugiarono a Roma nel palazzo del Laterano. Nel 883 ci pensarono i Saraceni a raderlo al suolo. Nel 1345 un terribile terremoto lo ridusse a un cumulo di macerie. Il 15 febbraio 1944 furono le bombe degli Alleati a distruggerlo. Mai nessun monaco riportò danno. Avere un Protettore così vigile e potente dovrebbe essere per noi Europei un segno di speranza e di fiducia. Anche in questa situazione così difficile causata dal Covid-19 affidiamoci alla protezione di San Benedetto e chiediamo che ci tenga immuni dall’arroganza di sentirci padroni dell’universo quando abbiamo avuto l’esperienza che basta un microbo per annientarci...; dalla bramosia delle ricchezze e dei beni della terra che ben sappiamo che dobbiamo lasciare da un momento all’altro; da una vita frivola disimpegnata sia civilmente che religiosamente convinti che i doni avuti per grazia e per natura richiedono impegno per il bene personale e civile; dalla incredulità che ci impedisce di guardare in alto verso l’eternità dove si realizza il nostro destino, in bene e in male. San Benedetto con la sua vita ci dà l’esempio di umiltà, di libertà dalle ricchezze, di vita impegnata nel servizio di Dio e dei fratelli, di ricerca fiduciosa della volontà di Dio. Lo invochiamo quindi perché ci liberi dalla cecità che ci impedisce di fissare lo sguardo su orizzonti meravigliosi che egli ha raggiunto nella fedeltà alla chiamata del Signore. La nostra invocazione perché ci dia il suo sostegno e la sua protezione per rispondere con fedeltà alla nostra chiamata e missione nella vita per rendere anche nostri quei meravigliosi orizzonti. Quod est in votis! È ciò che speriamo.
don Domenico Grandoni
Chiesa di San Benedetto - 11 luglio
Ore 17.30 - Vespri cantati dai monaci di San Silvestro
Ore 18 - Solenne concelebrazione















