Chiesa

Giubileo della sanità

S. Giovanni in Laterano a Roma

S. Giovanni in Laterano a Roma


Il pellegrinaggio del 5 aprile da Fabriano a Roma Il pellegrinaggio è uno dei punti salienti della Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 indetto da Papa Francesco, poiché esso, scrive il Papa, “esprime un elemento fondamentale di ogni evento giubilare”, infatti, “mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita” (cfr. Spes non confundit, 5). D’altronde lo stesso titolo dato al Giubileo, Pellegrini di speranza, è emblematico. La ricerca di senso contraddistingue l’essere umano, per questo il pellegrinaggio può essere assunto anche come un simbolo della vita, un cammino in cui c’è un inizio, un durante e una fine. L’uomo è nel durante del suo cammino esistenziale che si pone una domanda di senso, e quando la malattia irrompe determinando uno squilibrio psicofisico questa domanda emerge inevitabilmente. La dimensione spirituale che connota l’essere umano è una risorsa a cui si può attingere per sostenere la ricerca del significato, del senso del proprio vissuto. Se poi la dimensione spirituale matura e dirige verso una visione di fede in Gesù Cristo allora l’essere umano scopre la propria dignità di persona, pur nello sfiguramento che il suo corpo sta subendo a causa della malattia. La dignità della persona umana, anche quando la cosiddetta qualità della vita sta decadendo, ha infatti il suo fondamento in Cristo, poiché in ogni malato traspare il volto sofferente del Redentore crocifisso. Il malato è perciò un locus sacer in cui bisogna entrare in punta di piedi, con reverenza per onorarlo e servirlo. Cristo attraverso la sua passione ci ha redenti, eppure come ci ricorda san Paolo apostolo nella Lettera a Colossesi, ogni credente nell’arco della sua vita ha la possibilità di completare in sé la passione del suo divino Redentore “a favore del suo Corpo che è la Chiesa” (Cfr. Col 1,24). Per questo ogni cristiano è chiamato a rendere ragione della propria speranza, anche quando lo invade la malattia limitandone le proprie funzionalità. Nella persona malata, infatti, la fede in Cristo ci fa intravedere un prolungamento della sua passione. Ogni malato ha anche l’opportunità di cooperare al compimento del disegno di salvezza di Dio nell’offerta della propria sofferenza a Cristo, unendola alla sua croce. Con ciò non si intende avallare un approccio doloristico del rapporto terapeutico con la persona malata. Il malato va sempre curato e quando la malattia è inguaribile non va mai abbandonato, ma occorre accompagnarlo con una cura compassionevole che lo aiuti a sollevarsi dalla sua sofferenza e ad alleviare il suo dolore (con le cosiddette cure palliative). Per questo è importante che, oltre alla somministrazione farmacologica dei vari medicinali analgesici inibitori del dolore, si offra al malato anche il sostegno spirituale, che lo aiuti ad aprirsi alla speranza senza vergogna e paura, alla speranza fondata in Cristo morto e risorto per la nostra salvezza. Rendere ragione della speranza che è in noi, come ci esorta il principe degli apostoli san Pietro (cfr. 1 Pt 3,8-17), è compito di ogni cristiano, in modo particolare quando la vita diventa fragile. Questo richiede una dimensione testimoniale della propria fede, come ci ricordava Papa Francesco in una sua catechesi di qualche anno fa: “Comprendiamo allora che di questa speranza non si deve tanto rendere ragione a livello teorico, a parole, ma soprattutto con la testimonianza della vita, e questo sia all’interno della comunità cristiana, sia al di fuori di essa. Se Cristo è vivo e abita in noi, nel nostro cuore, allora dobbiamo anche lasciare che si renda visibile, non nasconderlo, e che agisca in noi. Questo significa che il Signore Gesù deve diventare sempre di più il nostro modello: modello di vita e che noi dobbiamo imparare a comportarci come Lui si è comportato” (Papa Francesco, Udienza Generale, 5 aprile 2017). Il pellegrinaggio del prossimo 5 aprile a Roma, organizzato dalle Diocesi di Fabriano – Matelica e di Jesi in occasione del Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità, vuole essere un’opportunità per rendere grazie a Dio del dono della vita, della fede e anche della chiamata professionale ad essere portatori di speranza agli ammalati attraverso la dedizione umana e l’impegno lavorativo nell’ambito sanitario. Tutti insieme avremo modo di conseguire la grazia giubilare andando incontro a Cristo, che è la porta attraverso la quale vogliamo passare per entrare nella dimensione della vita redenta, liberata da ogni malattia spirituale. Il pullman da Fabriano partirà alle ore 5 dal parcheggio davanti alla piscina comunale. L’arrivo a Roma è previsto per le ore 9.30. La prima tappa sarà alla Basilica di Santa Sabina sull’Aventino, dove si svolgerà una liturgia penitenziale con la possibilità di confessarsi. Poi si farà un breve pellegrinaggio a piedi (10 minuti) verso la Basilica giubilare di Santa Prisca, dove alle 11,30 sarà celebrata la Santa Messa e dove si farà il pranzo al sacco (nel giardino interno). Nel pomeriggio alle ore 16 è previsto il passaggio della Porta Santa nella Basilica papale di San Giovanni in Laterano. Iscrizioni entro il 2 marzo. Per informazioni contattare il sottoscritto (392 7166623).

Don Luigi Marini