Concerto con il S. Cecilia
Come ormai tradizione, la corale S.Cecilia, esegue nella Cattedrale il concerto di Natale, come del resto le compete, essendo come il parroco don Antonio ci ricorda, da ben 72 anni, la cappella musicale della Cattedrale di S. Venanzio Martire, affiancandone dunque le celebrazioni liturgiche, nelle ricorrenze più importanti. Mentre sto andando in Cattedrale, mi accorgo di voler molto bene al coro S. Cecilia. Sono infatti un po' in ansia, vorrei vedere la cattedrale gremita, vorrei che il concerto fosse apprezzato dal pubblico. Il fatto è che della corale, ormai 35 anni fa, per una serie di circostanze, divenni il presidente, appena dopo la morte di don Ugo, il suo storico fondatore. Don Ugo mi aveva più volte chiesto di entrare nel coro come cantore, gli piaceva la mia voce baritonale, quando mi sentiva leggere magari un ‘epistola di S. Paolo. Don Aldo mio insegnante di religione al liceo, mi reclutava tutte le domeniche per questa “incombenza”, ma, chissà perché avevo detto sempre no a don Ugo. Il coro è stato importante nella mia vita, lo seguii per più di 15 anni, anche nelle sue trasferte all’estero, la prima volta in Ungheria, più volte in Germania, in Estonia… Entrando in Chiesa mi sento rassicurato, c’è già un bel pubblico e poi rivedo e saluto tanti amici, prima di sedermi in un posto riservato alle autorità come “past president” della corale, naturalmente mia moglie si sente in imbarazzo, teme che le sieda accanto qualcuno importante, cosa che avviene puntualmente, arrivano e siedono accanto a noi sindaco ed assessore alla Cultura, ma sono talmente gentili che alla fine si tranquillizza. Gioia Senesi, attuale presidente del coro, oltre che cantore, illustra mirabilmente il programma del concerto che fra poco andremo ad ascoltare. Poi dalla sagrestia sbuca fuori il coro e si schiera avanti il pubblico, che emozione, mi piace vedere fra i coristi qualche volto che non conosco, vuol dire che il coro si rinnova, purtroppo manca qualcuno che mi era caro. Poi fa il suo ingresso il maestro Daniele Quaglia e l’organista, Mirella Dirminti. I primi 3 brani sono pezzi classici della tradizione di Natale, certo li conosciamo tutti, ma è anche bello immergerci con la loro esecuzione nell’atmosfera natalizia, anche i cantori appaiono contenti, lo colgo dalle loro espressioni particolari del volto, che ormai di alcuni/e di loro so riconoscere immediatamente dopo la lunga frequentazione. Poi alcuni Spiritual, addirittura in inglese, chissà cosa avrebbe detto don Ugo più abituato a Giovanni Pier Luigi da Palestrina o Monteverdi, od Orazio Vecchi. Mi colpisce la bravura di Alberto Mariani, anche lui Presidente del coro per alcuni anni, non solo per la sua voce che conosco, ma anche per la sua pronuncia inglese. Ho due dei miei nipoti anglofoni quindi sono in esercizio. lo stesso devo dire per Lorenzo Tambini, nel brano immediatamente successivo. Peraltro non sapevo che Lorenzo è figlio di un caro amico collega. Poi un’altra bella sorpresa, almeno per me, nell’esecuzione di un altro Spiritual molto famoso, “Ride the Chariot” un contralto si stacca dal coro e canta da solista in modo mirabile, con un timbro ricco, vellutato, scuro e corposo ed anche, il che non guasta, con una grande presenza scenica. Parlo di Lorella Alessiani, davvero brava. Ancora un brano eseguito mirabilmente dalla corale, un Magnificat di Carl Theodore Pachelbel un autore del 700 anche organista e suonatore di arpa. L’esecuzione avviene utilizzando un canone contrappuntistico (ideato dal padre Joan) imitazione di una melodia basata su una progressione armonica ripetuta, che crea come un effetto ipnotico, rasserenante. E’ un simbolo di eleganza barocca, molto popolare per la sua orecchiabilità e usato anche nella pop music moderna. La corale si è divisa in 2 gruppi, schierandosi dietro l’altare, un gruppo di fronte all’altro. I due gruppi all’apparenza contrapposti, hanno cominciato a dialogare, da una parte all’altra del coro della cattedrale. Il pubblico dapprima stupito, nonostante Gioia l’avesse preannunciato, comprende il perché di questa disposizione, i 2 gruppi cominciano ad inseguirsi ed il maestro Daniele Quaglia ha il suo daffare per dirigere le 2 schiere contrapposte volgendosi da una parte all’altra dei suoi cantori, guidandoli mirabilmente, il pubblico applaude convinto. Poi Mirella Dirminti, un po' sacrificata, poiché la recondita postazione dell’organo, la sottrae alla visione del pubblico, esegue una pastorale di anonimo pistoiese del ‘700. Però anche questo “suonare invisibile“ ha il suo fascino e crea un’atmosfera particolare ed è bello poi vederla comparire alla fine dell’esecuzione per ricevere l’applauso del pubblico ammaliato dalla sua esecuzione. Ancora brani in inglese molto noti, di Henry Gaunteleh, la ninna nanna di Rutter, infine “O God beyond alla praising” di Gustav Holst (eseguita anche ai funerali di Diana d’Inghilterra) Per chiudere la serata viene coinvolto anche il pubblico invitato a cantare con il coro un paio di brani che tutti conoscono (Astro del ciel, Tu scendi dalle stelle …). A questo punto Daniela Ghergo, sindaco di Fabriano e Maura Nataloni, assessore alla Cultura, salutano e ringraziano il coro, mettendo in risalto che la corale S. Cecilia è una risorsa culturale della città, ed è vero, io quasi me ne scordo, perché il mio è un legame d’affetto con la corale e dimentico questo aspetto che pure è importante, dopo ben 72 anni di storia dalla sua fondazione. Insomma è stata una serata bellissima, devo anche congratularmi con il maestro Daniele Quaglia, il concerto è stato magnifico, la sua direzione impeccabile. Mi piace anche vedere come riesce a catturare i coristi che gli sorridono contenti ma eseguono puntualmente quello che lui “amabilmente” impone loro.
Elio Palego













