Chiesa

Per una pace disarmata e disarmante

Lo scorso sabato 17 gennaio, alle ore 16.30, la Cattedrale di San Venanzio ha accolto una partecipazione ampia e composta per la Preghiera per la pace aperta alla città, promossa dall’Azione Cattolica diocesana come segno pubblico e comunitario in un tempo segnato da tensioni internazionali, ferite sociali e conflitti che troppo spesso scivolano nell’abitudine o nel silenzio. Persone di tutte le età, famiglie, giovani, adulti, anziani, hanno scelto di condividere la stessa consapevolezza: la pace disarmata e disarmante non è uno slogan, ma un cammino da custodire con fedeltà. Un cammino che, per la nostra città, prosegue idealmente quello iniziato con la Marcia della Pace del 1° gennaio, quando abbiamo scelto, nonostante il freddo e la pioggia, di cominciare ancora una volta l’anno mettendo al centro un desiderio essenziale: proporre un’altra visione del mondo. Come Azione Cattolica diocesana intendiamo essere ostinati nel restare nel paradigma della pace. Essere ostinati, sì, perché la pace, data troppo tempo per scontata, è sempre più fragile e minacciata. Oggi la realtà ferita ci chiede di non cadere nella tentazione di semplificare, di schierarsi di pancia, di ridurre la complessità a tifoseria, di normalizzare l’orrore della guerra. Durante la preghiera, uno dei momenti più intensi è stato l’ascolto di testimonianze provenienti da scenari di guerra nel mondo, voci che ci ricordano che dietro i titoli dei giornali ci sono volti, nomi, famiglie, vite quotidiane. Non si tratta di un invito patetico alla commozione, ma a riconoscere la realtà: il prezzo della guerra è sempre pagato dalle persone più fragili. Abbiamo anche voluto ricordare, come abbiamo fatto con la Marcia, le guerre dimenticate, quelle che non aprono i notiziari, né fanno rumore. È qui che la comunità cristiana e umana deve sentire una responsabilità specifica: non permettere che l’oblio diventi complicità. Fare memoria quando il mondo passa oltre, continuare a nominare ciò che fa male, perché solo ciò che si riconosce può essere curato. La Preghiera per la pace è stata un segno semplice, ma potente: la città che si raccoglie, la Chiesa che apre le sue porte, la comunità che sceglie di stare insieme davanti a Dio per dire che la pace è possibile a partire da noi e che vale la pena cercarla come orizzonte comune. Da parte nostra l’impegno è chiaro: esserci. Esserci nei momenti pubblici, quando la città si ritrova. Esserci nelle parrocchie e nei percorsi educativi, perché la pace si impara sin da bambini e nella comunità. Esserci nel tessuto quotidiano, perché il paradigma della pace non si sostiene solo nei grandi eventi, ma nelle scelte piccole e coerenti: nel modo in cui ci si parla, nel modo in cui si ascolta, nel modo in cui si costruiscono relazioni. Per questo abbiamo voluto far nostro il Decalogo per la pace della Diocesi di Milano, promosso dall’Arcivescovo Delpini, a cui rimandiamo come stile reale e concreto di costruzione della cultura di pace dal basso.


Danilo Ciccolessi