Cultura

Un anticipo... di Premio Gentile

In omaggio al bicentenario de “L’infinito” leopardiano, il tema generale che abbiamo scelto per la ventitreesima edizione del Premio nazionale Gentile da Fabriano, promossa ed organizzata dall’Associazione “Gentile Premio”, è “L’infinita bellezza”. E l’evento collaterale, realizzato annualmente, promosso in collaborazione con il Museo della Carta e della filigrana, è la Mostra di Eros De Finis, Luigi Frappi, Sandro Pazzi e Giulio Santoleri sul tema: “La bellezza della terra”, che si inaugura presso il Museo della Carta sabato 21 settembre alle ore 17 e resterà aperta sino al 10 novembre. Il Catalogo, pubblicato in coedizione con l’urbinate “QuattroVenti”, riproduce le immagini delle opere dei quattro artisti esposte nelle Gallerie delle Mostre temporanee del Museo fabrianese, precedute da un lucido e profondo testo introduttivo di Gualtiero De Santi. “La terra, la madre terra, - commenta Galliano Crinella, presidente del Premio nazionale Gentile da Fabriano - il nostro solido fondamento, viene rappresentata qui nelle diverse varianti del paesaggio, che nell’odierna crisi ambientale viene fatto oggetto di nuove attenzioni, non ultime certamente quelle delle interpretazioni artistiche. Il paesaggio nasce dalla fecondazione della natura da parte della cultura e dell’azione dell’uomo. Per questo possiamo dire che essa rappresenta l’opera d’arte spontanea più totale, la più corale che l’umanità abbia espresso, luogo del dialogo continuo fra generazioni nel tempo lungo della storia. Ma è accaduto che la civilizzazione tecnologica ed un uso smodato delle risorse, quasi nella costruzione di una seconda natura, questa artificiale, si è come liberata del paesaggio trattandolo a volte come superficie insignificante, caricandolo di oggetti, opere e funzioni molto spesso improprie. Nonostante tutto, la bellezza della terra si distende ancora attorno a noi con un’infinita profusione di forme esposte alla nostra contemplazione. E a queste la mostra intende richiamarsi. Esse si mostrano come qualcosa di prezioso e fugace al tempo stesso, provocando il desiderio di fermare il tempo della visione”.