Cultura

Lo scrigno di Albacina

Ad Albacina è tornata dopo un sapiente restauro una pregevole tavola tardo quattrocentesca attribuita a Giuliano Presciutti, detto anche Giuliano da Fano. L’opera raffigurante la Madonna con bambino ed ai lati S. Antonio e S. Sebastiano è stata ammirata dagli albacinelli il giorno della Domenica delle Palme. Originariamente questo dipinto era stato creato come pala d’altare della chiesa di S. Carlo allora denominata S. Maria della Porta, dove è ancora visibile la forma della nicchia che la conteneva. Col passare degli anni, prendendo campo in S. Carlo la devozione alla Madonna del Buon Consiglio, l’opera viene trasferita intorno alla metà dell’Ottocento nella chiesa parrocchiale di S. Venanzo. Nel 1896 la chiesa diventa inagibile ed i parroci per poterla restaurare fanno leva sulle Confraternite, concedendo spazi alle loro devozioni. Vengono perciò aperte le nicchie per le statue della Madonna del Rosario e dell’Addolorata e si confina in soffitta la nostra tavola, peraltro immensamente annerita dal fumo delle candele. Lì vi rimane per 120 anni quando l’ultimo terremoto spinse a rovistare fra le cianfrusaglie antiche. Per quanto riguarda l’attribuzione, il Marcovaldi parla di una possibile opera di Antonio da Fabriano, ma lui non era uno storico dell’arte e a quel tempo l’opera era molto annerita. Diversi studiosi a cui è stata sottoposta la tavola sono concordi per stabilirne la paternità attribuendola a Giuliano da Fano, artista che operò molto dalle nostre parti per cui si considerava un fabrianese d’adozione. Con il prossimo arrivo degli affreschi dell’ex chiesa di S. Mariano, la chiesa di Albacina diventerà un importante scrigno di dipinti dell’epoca tardo-quattrocentesca.