Cultura

Case popolari: il malumore dei fabrianesi

Il cuore di Fabriano

Il cuore di Fabriano

In via XIII Luglio, a Fabriano, saranno concessi ben sedici appartamenti. In questi giorni è stata pubblicata la graduatoria provvisoria per l’assegnazione degli alloggi popolari a Fabriano, che in molti attendevano da tempo. Il riscontro emergente è che i cittadini stranieri assegnatari sono di gran lunga superiori rispetto agli italiani. Fino al 12 aprile potranno essere presentati eventuali ricorsi e/o integrare la documentazione. ll numero delle domande presentate sono 233 (20 escluse). Nelle prime dieci posizioni figurano 7 nuclei familiari stranieri e solo 3 italiani. 138 famiglie sono straniere e 75 italiane. Spesso si rischia di essere tacciati facilmente di razzismo, ma non nascondiamoci dietro un dito. Molti fabrianesi si sono risentiti del fatto che la residenza locale, di generazione in generazione, non costituisca un elemento determinante per l’assegnazione delle case. Uno dei problemi di coesistenza con gli stranieri è dato da posizioni penalizzanti in casi come questo. “Siamo danneggiati”, mi dice apertamente una signora. E’ molto difficile esprimere un’opinione, eppure dovremmo sentirci cittadini del mondo, non solo della nostra Fabriano. La stessa cosa vale per l’italiano all’estero, seppure il mantra di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, ”prima gli italiani”, abbia portato un sindaco di centro-destra, a Sesto San Giovanni, a passare da 36 assegnazioni agli stranieri, a solo 2 su 39 alloggi popolari. Salvini applaude, altri si indignano. Il Tar ha dato ragione al Comune di Sesto San Giovanni, il quale ha imposto per gli stranieri che fanno richiesta di un alloggio, di dimostrare di non avere proprietà all’estero. Una donna ecuadoriana aveva fatto ricorso per essere stata esclusa, a suo dire, in modo discriminatorio dalle graduatorie. Ma il Tar ha confermato, con la propria sentenza, la validità del provvedimento voluto dall’assessore leghista alle Politiche Abitative e Sicurezza. Il bando anti-stranieri non aiuta di certo l’integrazione. D’altro canto si continua a segnalare la necessità di un regolamento con più limiti a carico di chi proviene dall’estero. Vedovi, con 500 euro di pensione al mese, sono scavalcati da coppie giovani e famiglie numerose, solo straniere, premiate dai requisiti. Qualcuno si è sentito obiettare che le case popolari vanno a chi ha realmente bisogno. Ma perché escludere chi ha contribuito fattivamente a costruirle? Il welfare cittadino genera malumore, proteste, distanze. Dov’è il buonsenso? Non abbiamo, personalmente, una risposta da dare con la certezza di essere dalla parte della ragione.